22 dicembre 2008

Giornalino della Parrocchia

E' stato appena distribuito l'ultimo numero del giornalino della parrocchia di Lancenigo (TV), contenente un mio articoletto sui miei tre mesi in Palestina e su questo blog.

Lo ripropongo qui di seguito:

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In Palestina, semplicemente...


In Palestina semplicemente” è il nome del blog che ho scritto nei tre mesi passati a Betlemme, Territori Occupati Palestinesi, da luglio a ottobre di quest'anno. Ci sono andato per svolgervi un tirocinio presso una ong palestinese, il Centro per la Risoluzione dei Conflitti e la Riconciliazione (CCRR) ma anche perchè la Palestina, la “Terra Santa”, è un posto che ho sempre voluto vedere, capire, toccare. Non riuscirò a spiegare tutto in pochi paragrafi, mi accontenterò di lanciare qualche messaggio e provocazione, con la speranza di suscitare dubbi e riflessioni in chi legge.

E' stato difficile vivere quei territori così carichi di significato, di storia e di conflitti intricati e sovrapposti. E' stato ancora più drammatico capire che il terreno comune alle tre grandi religioni è diventato terra di scontro, accuse e sospetti, in cui paradossalmente è spesso difficile capire chi abbia torto e chi ragione (nonostante sia innegabile che la terribile occupazione israeliana è la causa scatenante di ogni problema). Ho vissuto con grande oppressione la “santità” dei luoghi e le divisioni religiose che permeano ogni aspetto della vita. La religione, qualunque, in “terra santa” è veramente soffocante.

Sono stati tre mesi intensi che tuttavia mi hanno lasciato un buon ricordo. A cominciare dalla popolazione di fede musulmana. Ospite di una famiglia sunnita, ho potuto toccare con mano il vero Islam, non quello che ci fanno vedere in televisione. Ho goduto della loro grande ospitalità e cultura e poesia e ho apprezzato il loro profondo senso del rispetto per me, occidentale e cristiano (nonostante la mia ostentata laicità) e il mio modo di fare, di essere, di vivere anche quando poteva essere scomodo (come per il consumo di alcolici). Un rispetto che ho ricambiato nel mese di Ramadan (e mi sono tanto vergognato leggendo le notizie che, in quel periodo, arrivavano da Treviso), a lavoro o nella vita quotidiana quando, ad esempio, andavo a prendere lezioni di arabo nella casa di una donna musulmana invalida in un campo profughi alle porte di Betlemme.

Nel CCRR, invece, ho lavorato alla valutazione di un progetto di educazione alla nonviolenza nelle scuole: il conflitto perenne ha stravolto profondamente la vita quotidiana dei palestinesi (e anche degli israeliani), soprattutto dei bambini che, abituati alla violenza, non conoscono altri modi per risolvere i loro problemi. Giocando con loro, chiacchierando, ridendo, ho constatato che i progetti di educazione valgono molto di più dei miliardi di euro spesi dalla cooperazione internazionale dei nostri governi, una cooperazione che incrementa solo l'industria dell'occupazione, l'assistenzialismo, le divisioni e il senso di impotenza, umiliazione e apatia. L'educazione paga ed è un grande investimento, forse il più importante. (Speriamo che lo capisca anche il governo italiano).

L'esperienza nel centro è stata splendida, grazie anche alla presenza e all'esempio di Noah Salameh, figlio di profughi palestinesi che dopo aver scontato 15 anni nelle galere israeliane per la sua militanza nella resistenza, decise di votarsi totalmente alla causa della nonviolenza attiva. Noah – uno dei referenti di lunga data della nostra associazione, e che è anche stato ospite nostro qui nel trevigiano - fa parte anche di Pax Christi nonostante sia musulmano, perché lavora intensamente al dialogo interreligioso fra cristiani, musulmani ed ebrei e alla costruzione della pace in Palestina.

Lavorando e vivendo a stretto contatto con i palestinesi, ho vissuto sulla mia pelle il dramma dell'occupazione che (tra giordani e israeliani) dura ormai dal 1948. Un'occupazione crudele, cinica e che viola sistematicamente e quotidianamente ogni diritto umano. Impedisce lo sviluppo di un popolo fino anche a negarne l'esistenza e non fa distinzioni all'ora di reprimere. musulmani, cristiani, palestinesi, stranieri, donne, anziani, bambini, tutti sono potenziali vittime. Proprio a causa dell'occupazione ho dovuto anticipare il mio rientro poiché le autorità: israeliane mi negarono il rinnovo del visto senza peraltro motivare la loro scelta. Anche se per me era chiara: avevo osato nominare la Palestina e dire che stavo lavorando con una organizzazione palestinese...

Venendo ai “luoghi santi” e ai pellegrini, mi dispiace dirlo ma li ho vissuti molto male. Affollati, chiassosi, invasi da migliaia di turisti feticisti e irrispettosi, tutti mascherati da pellegrini, ricchi di madonnine e crocefissi ma con gli occhi bendati di fronte alla terribile realtà di oppressione e ingiustizia che li circondava. Più interessati a toccare e scattarsi la foto coi cimeli di un Gesù trasformato in celebrità piuttosto che a capire il messaggio del Cristo. Per contro, ogni volta non potevo che ammirare il silenzioso rispetto con cui i pellegrini musulmani visitavano la Basilica della Natività o il Santo Sepolcro. Una lezione che dimenticherò difficilmente e che mi ha segnato molto.

Data la prossimità del Natale, chiudo con una cruda ma attuale riflessione che feci proprio davanti alla Grotta della Natività a Betlemme, in un rarissimo momento di silenzio e di pace:

Tocco le pareti, vedo che ci sono ancora resti della grotta vera e propria, con la roccia nuda, nera e lucida (chissà quante mani l'hanno accarezzata). Provo un'emozione mista a tristezza. Il Posto è questo, quindi; è qui che c'erano pecore, asini e buoi a scaldare una nuova, fragile vita, e a rendere l'aria irrespirabile. Qui si rifugiarono due futuri genitori, stanchi e sporchi per il lungo viaggio. In questo antro isolato, così minuscolo, spoglio, brutto, buio e, all'epoca, sicuramente sporco. Una grotta, un tugurio per nulla accogliente, fra gli animali, come animali”.

Dopo duemila anni, in Palestina c'è chi nasce ancora così. Non abbiamo imparato niente. Ma spero di sbagliarmi.


Un sincero augurio di buon Natale, di uguaglianza, di pace e di giustizia.


Jorge Ramón Centurión

Rete Radié Resch



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