27 ottobre 2008

Non è finita qui..

Sto scrivendo dalla provincia di Treviso, è una mattina uggiosa e autunnale. Sono rientrato in Italia da poco più di una settimana ma qualcosa di me è rimasto in Palestina. E anche alcuni amici che non lascerò.

Ho ancora molto da scrivere, da dire, da delirare. Per cui non abbandonate questo blog. Devo ancora tirare le somme, postare foto, raccontare dell'interrogatorio a Tel Aviv, dell'ultimo falafel e di un'inaspettata amicizia all'una di notte al check point di Betlemme.

No, non è finita qui. Non è finita, semplicemente...

16 ottobre 2008

Alcune foto

assetato di Taybeh
ospiti d'onore: i musicisti bavaresi (ja, teteschi di Cermania!)
quartiere ebraico a Gerusalemme
La Cupola della Roccia e il Muro Occidentale (alias Muro del Pianto)

uno scorcio del Suq (mercato) nel quartiere arabo di Gerusalemme

In breve

Beh, ormai sono in dirittura d'arrivo. Oggi ho chiuso il contratto del telefono, ho iniziato gli ultimi giri di saluto, sto cominciando pulizie e impacchettamenti.
Mentre fuori i contadini iniziano a spogliare gli ulivi dai loro frutti e il cielo, per qualche ora, ha regalato qualche goccia di pioggia ad una terra secca.

Negli ultimi giorni e' successo un po' di tutto. Alcune cose le spieghero' con le foto nel prossimo post. Comunque, il riassunto (che riprendero' con calma piu' avanti, soprattutto una parte).

1- sabato scorso c'era l'Oktoberfest (festa della Birra) a Taybeh, vicino Ramallah. Pienone di gente, moltissimi stranieri (turisti, cooperanti e volontari internazionali). Immancabile la presenza della delegazione Al-Paviah!

2- domenica mattina ho tentato di ottenere almeno un appuntamento per il visto al ministero degli interni a Gerusalemme. Zero risposte. Per cui ne ho approfittato per l'ultimo giro nella citta' vecchia: spianata delle moschee fingendomi musulmano (ma e' durata solo il tempo di fare una foto alla Cupola della Roccia), quartiere ebraico, rovine del cardo romano, Santo Sepolcro. Che tutto era fuorche' un luogo di preghiera...

3- ultimo flop a Ramallah lunedi' per il visto. Inizio i preparativi per la partenza.

4- non me n'ero accorto (nelle zone "A" non ci sono coloni) ma quelli sono stati giorni duri. In varie localita' i contadini palestinesi intenti a raccogliere le olive sono stati aggrediti dai soliti coloni estremisti. Persino un'associazione di Rabbini per la pace e' stata oggetto degli attacchi...

5- A Betlemme, invece, non distante da dove sto io, una trentina di veicoli militari israeliani ha assediato un condominio che poi ha quasi demolito con vari colpi d'arma da fuoco di grosso calibro. Il tutto e' successo alle 8 del mattino, quando i bambini andavano a scuola.

6- Martedi' siamo andati a Jenin per un colloquio con il mufti, che ha chiesto di organizzare un incontro e un successivo progetto per combattere la violenza nelle scuole. Jenin dista poco piu' di un 100 km da qui e ci siamo stati non piu' di mezz'ora. Bene: tra andare e tornare ci abbiamo messo 7 ORE!!! Passando per 9 check points, tutti in terra palestinese. Ce n'eravamo scordati: era in atto una chiusura totale del West Bank per la celebrazione religiosa ebraica della "Festa delle capanne"...

7- ieri, invece, missione a Hebron per i primi trainings degli insegnanti nell'ambito del progetto "Young Negotiators Program". Molto interessante vedere come funzionano, e soprattutto vedere gli insegnanti nel ruolo degli studenti, mentre ridono e scherzano e organizzano scenette e giochi di ruolo

8-giorni anche di incontri. Cominciando proprio da lunedi, quando Jonas mi ha invitato a casa sua per una grigliata in famiglia. Dato che tutti parlavano francese e tedesco, e' stato anche un momento di utile ripasso. Beh, mi sono proprio trovato a mio agio...

9- L'altro ieri, invece, compleanno di Andrea (ex-studente del nostro Master e ora lavora per il master gemello di Betlemme). Tra succhi corretti vodka, birra Taybeh, vini di Cremisan, datteri giordani e maxitorta al cioccolato! Scoprendo che sopra Beit Jala girano le gazzelle, arrivate da non si sa dove...

10- Ieri notte serata a casa di Echlass, l'insegnante di arabo, con dei ragazzi catalani in visita nei Territori Occupati. Contenti dell'esperienza ma molto amareggiati per una situazione senza speranze...

13 ottobre 2008

Game Over /2

Fine dei giochi.
Stavolta per davvero. Tra ieri e oggi mi sono giocato le mie ultime carte per cercare di posticipare la partenza oltre le famigerate due settimane che avevo ricevuto tornando dalla Giordania (grazie a quella simpatica ragazzetta che continuo a ricordare nelle mie maledizioni quotidiane). Sul serio, non c'e' altro da fare.

Il mio cuore e' diviso in parti uguali: una e' felice (e anche di piu') mentre l'altra e' dipinta di tristezza con marcate sfumature di rabbia. E nel mezzo, un po' di rassegnazione e incredulita'.

Sabato notte ritornero' in Italia

10 ottobre 2008

"Bronsa cuerta"...

Mercoledì era "Yom Kippur", il giorno più importante del calendario religioso ebraico. Un giorno dedicato esclusivamente alla preghiera, al digiuno e all'espiazione delle colpe. Ovvero un giorno in cui è vietato fare praticamente tutto. Anche guidare. Il personale dell'ONU e delle ong straniere che lavorano in Israele sono stati caldamente invitati a non muoversi fino ieri notte perchè c'era il rischio molto concreto di essere attaccati da estremisti ebrei e di finire coinvolti in scontri e sassaiole.

Proprio quello che è successo nella città settentrionale di Akko. Una macchina di arabi è stata presa a sassate da giovani ebrei*. L'assalto ha provocato la reazione dei coetanei arabi che, pochi minuti dopo, è sfociata in un violento scontro. Scontro pericoloso perchè Akko è una di quelle città israeliane (come Tel Aviv-Jaffa, Nazareth o la stessa Gerusalemme) dove vivono forti comunità palestinesi. E ancora più pericoloso perchè gli ultraortodossi gridavano ripetutamente "morte agli arabi".

Bisogna vedere ora quali saranno gli strascichi di questo episodio. Di certo c'è che gli estremisti religiosi ebrei stanno guadagnando molto terreno, condizionando pesantemente la vita civile di Israele (ma c'è chi lo nega, anche di fronte all'evidenza). E che tra i palestinesi forse si sta muovendo qualche cosa ma sono ancora segnali impercettibili.

Concretamente: c'è il rischio di una nuova Intifada. O quanto meno di una guerra civile fra palestinesi (a causa della pretesa di Mahmoud Abbas -alias Abu Mazen- di restare in carica oltre il suo mandato). Qualche cosa cova sotto le ceneri. Spero che gli scontri di Akko non siano la premessa. Perché sennò butta proprio male.



*su Al-Jazeera una ragazza ebrea intervistata raccontava di come di solito i non-ebrei (leggi arabi) rispettino queste feste ma che comunque non è corretto imporre a persone di altre confessioni le proprie esigenze. E che, tuttavia, è permesso guidare in casi di emergenze.

La parola che ha usato, "rispetto", credo che qui in Palestina e Israele abbia un altro significato, ossia "paura", paura delle ritorsioni...

9 ottobre 2008

The Wall

"The Wall" è stata forse l'opera più famosa dei britannici Pink Floyd, che ne hanno ricavato pure un film. Quel "muro", almeno per la massa di consumatori di musica, divenne quasi il loro simbolo, un marchio, un'opera d'arte.

Beh, "the wall" che c'è qui fa sicuramente schifo ma un po' d'arte ce l'ha. Più che altro perché ce l'hanno dipinta sopra. Anzi, "lui" ci ha dipinto sopra...

Un paio d'anni fa, forse tre, il famoso e misterioso artista inglese Banksy arrivò qui in Palestina per dedicarsi a ciò che meglio sa fare: riempire i muri di graffiti o murales (o come volete chiamarli). Banksy è un pittore molto celebre e i suoi pezzi sono valutati anche in decine e anche centinaia di migliaia di euro. Peccato, però, che il suddetto non prenda un centesimo -almeno non per queste- perchè nessuno sa chi sia veramente e soprattutto le sue opere restano sui muri (almeno finché qualcuno non decide di cancellarle, come spesso è successo, anche qui). Ah, c'è chi sta pensando di fare una specie di itinerario turistico del Muro per vedere le opere del "grande artista"... (boh, sono scettico...)

Beh, qui a Betlemme ci sono ancora dei pezzi superstiti (alcuni un po' rovinati, purtroppo) per cui ho deciso di farci delle foto e mostrarveli. Vale veramente la pena...





Questi li ho visti ma non li ho fotografati io
(com'è oggi e, sotto, com'era)


Alcuni hanno giustamente fatto osservare che con questo genere di attività si corre un rischio, cioè di "normalizzare" il muro. Ovvero che un mezzo di segregazione e oppressione diventi parte dell'arredamento urbano, alterando la realtà dei fatti e dandogli persino un connotato positivo (che non ha). Purtroppo sta accadendo, e me ne sono accorto oggi quando ho visto questi (pubblicità di ristoranti e locali di Betlemme):


L'ultimo, in particolare, mi ha fatto schifo. L'ho trovato proprio di cattivo gusto. Come se un triestino, a Basovizza, aprisse l'osteria "Alla foiba" o a Bologna, di fronte alla stazione, si inaugurasse il locale "La Bomba". Quantomeno grottesco, no?


P.s.: dimenticavo: anche il "cartello stradale" con la rimozione del carro armato, che si vede in alto a destra del blog, è di Banksy...

9 ottobre, 1967...

Hasta siempre, Comandante...

Si el poeta eres tú
(Pablo Milanés)


Si el poeta eres tú
–como dijo el poeta–,
y el que ha tumbado estrellas
en mil noches
de lluvias coloridas eres tú,
¿qué tengo yo que hablarte, Comandante?


Si el que asomó al futuro su perfil
y lo estrenó con voces de fusil
fuiste tú, guerrero para siempre, tiempo eterno,
¿qué puedo yo cantarte, Comandante?


En vano busco en mi guitarra tu dolor
y en mi jardín ya todo es bello, no hay temor,
¿qué puedo yo dejarte, Comandante,
que no sea cambiar mi guitarra por tu suerte,
o negarle una canción al sol,
o morir sin amor?


¿Qué tengo yo que hablarte, Comandante,
si el poeta eres tú?
–como dijo el poeta–,
y el que ha tumbado estrellas
en mil noches de lluvias coloridas eres tú,
¿qué tengo yo que hablarte, Comandante?

-----------------------

Se il poeta sei tu

Se il poeta sei tu
-come disse il poeta-
e colui che abbatté stelle
in mille notti
di piogge colorite sei tu,
ché ho io da dirti, Comandante?


Se chi affacciò al futuro il suo profilo
e lo introdusse con voci di fucile
fosti tu, guerriero per sempre, tempo eterno,
ché posso io cantarti, Comandante?


In vano cerco nella mia chitarra il tuo dolore
e nel mio giardino già tutto è bello, non c'è timore,
ché posso io lasciarti, Comandante,
che non sia cambiare la mia chitarra per la tua sorte,
o negare una canzone al sole,
o morire senza amore?


Ché ho io da dirti, Comandante,
se il poeta sei tu?
-come disse il poeta-,
e colui che abbatté stelle
in mille notti di piogge colorite sei tu,
ché ho io da dirti, Comandante?


(clicca qui per ascoltare la canzone)


Lettera aperta al Che

di Frei Betto (in spagnolo) cliccando qui


5 ottobre 2008

Giordania/1 (foto)

Mentre continuo pesantemente a maledire ad ogni secondo quella simpatica fanciulla che ci ha enormemente complicato la vita, posto alcune foto della nostra vacanza giordana: Amman, capitale del Regno Hascemita di Giordania, e Petra, una delle "7 meraviglie" del mondo. Le impressioni (tante) le lascio per un altro post...
Buona visione!


AMMAN

Amman: colonnato di ordine corinzio del foro Romano

Amman: collina della cittadella Romana (sito archeologico)

Amman: il teatro Romano e il colonnato del Foro

Amman: narghilé e musica araba dal vivo in un caffé del centro

Birra, hummus, tahina, lebaneh e altre tipiche salse arabe

Sua Maestà l'onnipresente re hascemita Abdallah II (che abbiamo visto in tutte le salse:
arabo, militare, calciatore, tifoso, fumatore, re, "presidente", al lavoro, a casa, figlio, padre, marito, ecc, ecc, ecc)


PETRA

entrando a Petra

Petra! Palazzo con obelischi

Camminando lungo il sentiero Nabateo e Romano...


Il più celebre monumento di Petra

Guardia araba

I mitici muli dei beduini! grandi!

Si contratta sul prezzo...

Massimo alle prese col mulo
Il mio mulo si inerpica sul sentiero esaltato dai miei incitamenti

le antiche abitazioni di Petra scavate nella roccia

I cammelli dei beduini e, sullo sfondo, una vista delle rovine di Petra
boia can se faceva caldo...

i dintorni di Petra, verso il deserto
Petra: il Monastero
artigiano beduino
giovane beduino
cammelliere beduino

trovare le differenze... (x Matteo: sì, la cinghia rossa mi dava un po' fastidio! :-) )

4 ottobre 2008

GAME OVER...

70 km (Amman-Gerusalemme) in... 8 ore!!!!

Alla faccia della burocrazia lenta.. E solo per farci avere questo:

(se non si dovesse capire: rinnovo del visto per sole 2 settimane...)

...E tutto per uno stupido capriccio (chiedo mille volte scusa per il linguaggio scurrile ma nelle ore successive ho detto anche di peggio, e spero di essere compreso anche solo in parte) di una grandissima T***a (come la mitica città assediata dagli Achei) P*****a (come chi esercita il "mestiere" lungo la Pontebbana dopo le 10 di sera) B******a (come i quadrupedi domestici non di razza) ç°ò*@!&%$! di una dicciottenne viziata israeliana che ci ha stracciato -per nessun motivo- un visto di 3 mesi ottenuto dopo 6 ore di attesa (dalle 10.00 alle 16.00), dopo esserci visti passare davanti almeno 2000 - e non scherzo e forse erano anche di più - persone, seduti ad aspettare al varco di frontiera di King Hussein Bridge (o Allenby) tra Giordania e Israele. Non eravamo gli ultimi, peggio: prima di noi se n'erano andati pure i funzionari...

Maledetta... Se avessi qualche potere ti lancerei tutte le peggiori maledizioni di questo mondo.
Alla faccia della riconciliazione dei conflitti.

Persino il soldatino che ci ha più volte tempestato di domande per il visto (che, nonostante tutto, era pure simpatico, gentile e molto cortese: veramente un cavaliere) è rimasto sorpreso dalla personale decisione della suddetta grandissima meretrice. E addirittura il suo collega, che ha detto: "Vi chiedo scusa ma non è colpa mia, se quelle decidono così...".

Quindi: ok gente. Fra meno di 2 settimane sarò a casa...

A meno che non ci siano eventuali nuove sorprese. Ormai siamo pronti a tutto e nulla ci può più sorprendere...

1 ottobre 2008

Armi

Mentre leggete queste righe, probabilmente sarò già ad Amman in giro a spassarmela e a fare il turista occidentale. Esattamente l'opposto di ciò che ho fatto ieri...

Ovvero: dormire, pulire casa, preparare la borsa, cazzeggiare un po' su internet e cercare di far funzionare sto cavolo di laptop la cui scheda video mi sta facendo andare fuori dai gangheri (è una stramaledetta ATI mobility radeon X1600 che improvvisamente fa impazzire il monitor che, invece di mostrarmi immagini, lettere e quant'altro, spara solo righe pulsanti e bande colorate intermittenti. Ci ho messo 3 ore oggi per farlo funzionare... Non è che qualcuno sa dirmi se è possibile sostituirla? il paese qui accanto è piuttosto avanzato in fatto di tecnologia, che sia il caso di andare a curiosare?).

Beh, se fossi andato in giro in questo primo giorno di fine Ramadan, avrei visto una scena non proprio soddisfacente. Me l'ha raccontata Mahira. In pratica, Betlemme è rimasta quasi spopolata di adulti e per le strade si sono riversati solo bambini, decine di bambini. Bello?

Aspetta... Decine di bambini che giocavano per le strade armati di pistole e fucili giocattolo. Nulla di diverso da quelle con cui giocano i bambini italiani o i bambini di tutto il mondo o quasi? No, tutto di diverso: perchè sembravano proprio vere! Repliche fedeli di quelle stesse armi che usano i soldati o i miliziani. Le avevo notate in abbondanza i giorni scorsi al mercato: decine di bancarelle che esponevano in bella vista delle perfette riproduzioni di fucili ak-47 (i famosi Kalashnikov), pistole, mitragliette o fucili a pompa. Molte erano ad aria compressa e sparavano pallini (solo quelle si distinguevano un po' meglio). Addirittura c'era qualche imbecille che le provava sparando alle luci o ai faretti ai lati delle strade...

Due mesi fa avevo visto alcuni bambini giocare alla guerriglia di notte. Ed è stato brutto. Perchè le armi, ancora una volta, sembravano verissime. E i bambini giocavano col passamontagna calato sul volto...

Questa cosa delle armi giocattolo mi ha fatto proprio male. Non solo per i ragazzini, quanto per i loro genitori. Incoscienti e stupidi. Ora capisco quelle notizie di bambini palestinesi uccisi ai checkpoint da soldati che scambiavano le armi-giocattolo per armi vere. E capisco i soldati: non li giustifico di certo ma si tratta di giovani soldati di leva sottoposti ad enormi pressioni...

Una volta, anni fa, un mio capo-scout sbottò: "Qui non si tratta di educare i ragazzi, qui si tratta di educare i genitori". Sante parole che ho condiviso decine di volte... (non per i miei, eh!)

Ritorno su un post precedente. L'unica soluzione è... Educazione, istruzione. E incrementare e potenziare programmi come il "Young Negotiators Program" del CCRR, che cerca di insegnare ai ragazzini a risolvere i propri conflitti in maniera pacifica e a vivere secondo i princìpi della nonviolenza...