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16 settembre 2008

Bolivia


Ciò che sta succedendo in Bolvia è molto pericoloso per la stabilità latinoamericana e pertanto i capi di stato dei paesi membri dell'Unasur (Unione degli Stati del Sud America) ieri a Santiago del Cile si sono riuniti e hanno emesso un comunicato di forte appoggio al presidente boliviano, Evo Morales, che poche settimane fa è stato pure confermato nel suo incarico da un inedito referendum in cui ha ottenuto oltre il 67% dei consensi. Hanno detto, inoltre, che non permetteranno una modifica dei confini nazionali (e, quindi, ostacoleranno qualsiasi tentativo di secessione e di minaccia all'integrità della Bolivia).

Tutta l'America Latina sa che dietro a queste violenze razziste e classiste ci sono gli Stati Uniti. Non è un sospetto: è una certezza. Eppure in Europa si dice solo che il "cocalero" Morales e quel "tiranno" di Chávez, in un impeto di cieco populismo e per debolezza politica, hanno pensato di espellere i poveri e innocenti ambasciatori "americani" (ma lo volete capire che l'America è un continente e non uno stato?).

La stampa italiana (come sempre incompetente sull'America Latina, di cui non capisce veramente una mazza, spesso volutamente) ha parlato di "scontri" fra fazioni opposte in questi giorni in Bolivia. Falso: si è trattato (e si tratta) di violenza razzista e classista, di ricchi armati contro contadini inermi. Questi non sono scontri. Se ti pestano per strada solo perche' non sei bianco, non sono scontri: è violenza razzista. Se cerchi di far di tutto per rovesciare un presidente eletto democraticamente con una maggioranza enorme, solo perché è un "indio de mierda", quelli non sono scontri: è violenza razzista e classista.

Riporto un articolo che fa chiarezza su quanto sta avvenendo in queste ore in Bolivia.

E da questo blog, per quel poco che può servire, continuo a dire:


¡VIVA EVO MORALES!


Bolivia: la strage di Pando come Portella della Ginestra.
L’odio dei ricchi contro i poveri

“Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli dei poveri“
Pierpaolo Pasolini


Li abbiamo visti tutti i soldatini boliviani inermi, facce da adolescenti indigeni massacrati di botte dai giovani bianchi o sbiancati, creoli o che si sentono creoli o che credono che con quei calci, quegli sputi, quell’odio diventeranno creoli. Li abbiamo visti i soldatini boliviani scappare via nelle strade di Santa Cruz o di Trinidad.
Quei ragazzi contadini dell’altipiano, soldatini di leva microscopici con quelle divise sempre troppo grandi. Avevano le lacrime in faccia impastate nel loro sangue e nel fango degli stivali di chi li ha umiliati. Nei loro occhi più che l’odio c’era il terrore. Il terrore di chi ancora una volta si vede sopraffatto. Il terrore di chi viene bastonato da 500 anni ogni volta che tenta di alzare la testa e teme che anche questa volta finirà nella stessa maniera.


di Gennaro Carotenuto


Ma abbiamo guardato in faccia anche questi giovani di classe media manovrati da quelli di classe alta. Aizzati all’odio con tutti gli argomenti più indegni, il razzismo aperto del “mai accetteremo un indio presidente”, la demagogia più bieca e l’organizzazione della violenza, il paramilitarismo di organizzazioni neofasciste come la UJC, che rende complici giorno per giorno. Chi scrive si pregia di non usare mai il termine fascismo a sproposito. Ma nelle azioni di queste bande sempre meno spontanee e sempre più paramilitari, non si può non vedere lo squadrismo del fascismo movimento, quella cooptazione della classe media da parte delle élite per usarle contro quella proletaria. E’ il partito dell’ordine dove l’ordine è quello classista, non quello democratico, che fu alla base del primo affermarsi dell’ideologia fascista ben prima di farsi regime.
E allora li abbiamo riconosciuti guardandoli in faccia, armati di bastoni, di armi da fuoco, perfino di fruste, sopraffare spavaldamente i soldati venuti a fermarli, riempirli di calci e sputi e poi avventarsi sui contadini, senza più freni né inibizioni fino a prendersela violentemente perfino con le cholas, le donne indigene che per tutta la vita li hanno accuditi, serviti. E’ umanamente impossibile capire come possano odiarle tanto. Eppure le odiano o forse le stanno vessando solo in una maniera diversa da come le hanno vessate per tutta la vita.
Li abbiamo visti dare l’assalto in maniera ogni giorno più sistematica a qualunque simbolo dello Stato e della convivenza civile, stazioni, aeroporti, scuole, ma soprattutto ai mercati dove gli indigeni offrono il loro lavoro. E’ oramai una guerra aperta dove lo Stato, la legalità, la democrazia semplicemente sono inermi di fronte all’odio di classe, all’odio razziale coniugato con la forza, all’odio incendiato con i soldi, tanti soldi, all’odio rafforzato dall’impunità, all’odio con alle spalle l’impero. Se lo Stato è nostro, viva lo Stato, ma se lo Stato pretende di farsi democratico e rappresentare tutti i boliviani, allora odiamo lo Stato e lo distruggiamo.
Dopo decine di azioni terroristiche selvagge (e noi conosciamo solo la violenza urbana, quello che succede nei latifondi dove l’indigeno è ancora schiavo lo ignoriamo) da Santa Cruz a Beni a Tarija (i dipartimenti epicentro del secessionismo) a Pando c’è stata dunque la prima strage come dio comanda. La prima verità di comodo parlava di scontri tra opposte fazioni, ma era una menzogna per evitare di dire chi ha torto e chi ha ragione, chi massacra e chi è massacrato in Bolivia. Ma non ci sono stati scontri a Cobija.
Sembra di raccontare Portella della Ginestra. Paramilitari e sicari, un vero squadrone della morte, hanno aperto il fuoco con le loro armi automatiche su di una manifestazione pacifica di contadini disarmati. Oramai non sono più né otto né quindici, ma si parla di almeno trenta morti ammazzati. E il mandante è il prefetto, il governatore Leopoldo Fernández, sinistro e non pentito collaboratore di due dittatori, torturatore e violatore di diritti umani. Il massacro, pensato a sangue freddo è funzionale al disegno. Vuole provocare la reazione dello Stato e del popolo per far passare da vittime i carnefici, con la complicità dei media, e vuole instaurare il terrore nella regione. Potrebbe essere il punto di non ritorno.
Venitemi a prendere adesso, provoca il mandante della strage, sapendo che lo stato di diritto è un simulacro in un dipartimento dove, dopo la strage, la proclamazione dello stato d’assedio si è rivelata inapplicabile. Come a Portella della Ginestra, mafiosi, latifondisti e l’impero alle loro spalle stanno già costruendo l’impunità.
Spaventato, massacrato, il popolo chiede armi, come in Spagna nel ‘36 e in Cile nel ‘73. Vuole difendersi e difendere la democrazia boliviana. E qui sta la grandezza di Evo Morales, la sua taglia di grande statista che sta emergendo ogni ora di più. Nonostante tutto, nonostante l’odio, gli insulti, le calunnie, continua incessantemente a chiamare al dialogo, a tendere la mano, continua a credere nelle regole della civiltà aymara alla quale appartiene, nella disciplina di uno che ha fatto il sindacalista per tutta la vita, nelle regole della democrazia e dello stato diritto, che si attagliano più a lui che ai presunti liberaldemocratici suoi oppositori spalleggiati dal governo degli Stati Uniti.
Forse sbaglia Evo, sicuramente non può fidarsi di quei quattro banditi che sono i prefetti dell’opposizione, ma non può prestare il fianco al nemico rispondendo con la forza e dando il via a una vera dichiarata guerra civile. Evo sa che si è arrivati a questo punto, con l’opposizione schiacciata sul suo stesso estremismo più folle e più violento perché ogni giorno lui, Evo Morales è più popolare, più saldo, più convinto di stare cambiando davvero la Bolivia. E il popolo lo appoggia come ha testimoniato il 10 agosto confermandolo Presidente con il 67.4% dei voti. Sono loro, l’opposizione, ad aver bisogno della violenza, ad aver bisogno di incendiare il paese in un mare d’odio. Sono loro ad avere la forza ma non la ragione.

15 settembre 2008

Militari


Vengo da un Paese la cui storia è macchiata di sangue per colpa dei militari.
L'esercito argentino, dopo l'indipendenza dalla Spagna, ha continuato per decenni una lunga serie di guerre fratricide sia contro gli stati vicini sia contro i propri cittadini.
Fra le vittime: i gauchos federali; tutta la popolazione nera mandata a morire nella guerra contro il Paraguay (l'Argentina è l'unico paese latinoamericano a non avere più abitanti di origini africane); i popoli indigeni soprattutto della Pampa e della Patagonia (ma neanche gli altri sono stati trattati troppo bene); gli operai, i sindacalisti, gli studenti, i giornalisti, gli oppositori dagli anni '20, quando in teoria eravamo già una democrazia, in poi.
14 colpi di stato militari in 80 anni. Mica roba da poco.

L'unica guerra che i tronfi militari argentini dovevano vincere, l'hanno persa miseramente. Si trattava di legittimi diritti di sovranità territoriale, quelli sulle isole Malvinas (che gli europei si ostinano a voler chiamare col loro nome colonialista ovvero falklands) riconosciuti persino all'ONU. Ovvio che non appoggio l'uso della forza per risolvere conflitti internazionali (in quel caso si usò una legittima rivendicazione per una campagna propagandistica meschina). Tanto più che i generali alcolizzati mandarono i giovani e inesperti soldati di leva del nord equatoriale a morire sgozzati dai mercenari ingaggiati dagli inglesi.
Tiranni, repressori, assassini e persino vigliacchi.

Tutto questo per dire cosa? Che la retorica militarista va combattuta con energia perché storicamente non porta a null'altro che alla catastrofe. E le società militarizzate sono estremamente pericolose, soprattutto se appartengono a stati armati fino ai denti.

Con questo post -visto che ne avevo parlato poco tempo fa- voglio far conoscere il problema di un'associazione israeliana di obiettori di coscienza. Obiettori che rischiano molto, moltissimo proprio perché Israele è uno stato estremamente militarizzato e armato fino ai denti e anche di più.

Si chiama New Profile e molto probabilmente subirà un processo penale.
Poiché gli obiettori israeliani sono voci zittite e perseguitate nel loro paese, perché hanno deciso di opporsi alla logica distruttrice del militarismo, e poiché togliendo loro la voce si toglie spazio anche alla speranza di una vera sincera e duratura pace in Medio Oriente, credo sia giusto almeno far sapere che ci sono. Che non se la passano per niente bene. Che hanno bisogno del nostro appoggio.

"Beati i costruttori di pace" disse Gesù, no? Ecco. Cerchiamo di fare in modo che siano beati anche qui sulla terra e non solo nel regno dei cieli...


P.s.: se siete d'accordo con quanto scritto sopra, spero converrete sul fatto che anche il movimento vicentino "No Dal Molin" debba essere appoggiato e difeso. Il militarismo italiano puzza sempre di più e il problema serio è che nonostante l'evidenza, in Italia non è per nulla evidente (colpa anche della stupidità della sinistra ormai extraparlamentare, tutta quanta. E di quella cosa, quell'ameba incolore, che si fa chiamare "PD").


"Occhio per occhio... e alla fine il mondo diventa cieco"

Ora siamo molto miopi, cerchiamo almeno di metterci gli occhiali...


P.s.: consiglio caldamente di vedere un film uscito pochi mesi fa al cinema. Un bel film, statunitense, che ha pure incassato parecchio. Si chiama "Nella valle di Elah" ("In the valley of Elah" o, in spagnolo, "En el valle de Elah") , con un bravo Tommy Lee Jones come protagonista. Poi mi dite...

14 settembre 2008

Papa

Benedetto XVI rivuole le messe in latino? Ok, aspetta un attimo che lo imparo... Intanto, fanculorum.

Benedetto XVI spara contro le unioni civili? Ok, fatti prima una famiglia: e poi ne riparliamo. Nel frattempo, io convivo quanto mi pare e piace.

Un Nazista non ha il diritto di decidere se io sono nella Chiesa oppure no. E nemmeno di commentare le leggi di uno stato diverso dal Vaticano. Lì puoi pure farti tutte le leggi che vuoi... Fuori dal vaticano, puoi solo fare prediche ma MAI imporre nulla.




P.s.: ho appena letto su Repubblica.it due notizie collegate a questa:

1. la CEI annuncia che c'è stato un calo delle entrate derivate dall'8 per mille. Spero abbiate capito perché... Nel mio piccolo, io continuerò a dare i miei pochi centesimi ai Valdesi.

2. la CEI si lamenta che molti prelati ostacolano (addirittura vietano) la celebrazione della messa in Latino. Meno male... Vuol dire che solo l'apice è marcio e che con la base si può ancora parlare (ma di questo non avevo dubbi: fortunatamente ho conosciuto dei preti eccezionali nella mia vita, a cui devo molto, cominciando dai miei cari parroci in Patagonia. Ma anche nei dintorni di Treviso ce ne sono di splendidi, grazie al cielo...).

12 settembre 2008

Chi sono i terroristi?

Proprio in questi giorni, mentre il mondo ricorda (solo) l'11 settembre statunitense, gli Stati Uniti d'America, i "campioni della democrazia e della libertà" stanno fomentando l'instabilità in America Latina (cosa in cui sono da sempre altamente specializzati).

Precisamente in Bolivia -colpevole di avere un presidente indigeno e socialista, Evo Morales- e in Venezuela -colpevole di avere un presidente socialista e integrazionista, Hugo Chávez Frías. Anche se a volte quest'ultimo se le va a cercare, nonostante abbia ragione: se ogni tanto fosse un tantino più diplomatico, meno populista e un po' meno rozzo, avrebbe certamente un sostegno ancora più forte (dopo il brasilano Lula, è proprio Chávez il politico più amato dai latinoamericani) e forse qualche problema in meno (almeno in casa)...

Ieri la Bolivia ha dichiarato "persona non grata" l'ambasciatore yankee, ritenuto colpevole di aver appoggiato i gravi scontri che stanno avvenendo in alcune province separatiste (guarda caso appoggiate dagli Stati Uniti. Forse perché hanno risorse strategiche?). In solidarietà con la Bolivia, oggi anche il Venezuela ha espulso l'ambasciatore di Washington.

Piena solidarietà al governo della Bolivia è stata espressa anche dal Brasile -che lentamente sta emergendo come potenza regionale, e spero si dia una mossa nel voler assumere a pieno questo ruolo- dal Cile e dall'Argentina che ha pure accusato l'ingerenza estera (= Stati Uniti).

Anche l'Honduras ha pesantemente modificato le proprie posizioni diplomatiche con gli yankee in seguito alla destabilizzazione della Bolivia.

E fra pochi giorni è previsto un vertice politico dell'UNASUR (l'Unione degli stati dell'America del Sud) per dare pieno appoggio al governo di Evo Morales.

I tempi sono cambiati, stramaledetto Zio Sam.


In un'ottica di vera integrazione, è importante anche la notizia di pochi giorni fa che ha visto Argentina e Brasile firmare un accordo commerciale in ambito Mercosur per abolire l'uso del dollaro statunitense come valuta di scambio nelle relazioni commerciali.

Ah, piccolo motivo di orgoglio, è la vittoria populista (ma sempre di vittoria si tratta) che ora vede il web latinoamericano più "latinizzato". Ovvero: adesso i suffissi governativi sarano (ad esempio quello argentino) .gob.ar invece di gov.ar (in spagnolo) e per la prima volta sarà possibile utilizzare caratteri speciali anche nelle stringhe, spagnoli e portoghesi, come: ñ (soprattutto questa), ü, ç e l'accento circonflesso.


por la Patria Grande Latinoamericana:

¡FUERA YANKEES!

Donne al potere

Siamo sicuri di volere le donne al potere? Sicuri sicuri? Convinti?

Io no, proprio per niente. Anzi, quasi quasi, se potessi, lo vieterei per legge. Non è maschilismo, non è misoginia. E' paura che si ripeta sempre la solita storia. Ovvero: essendo sempre state considerate “deboli”, con poco polso o incapaci di farsi rispettare, quelle donne che sono arrivate al potere non hanno fatto altro che voler dimostrare a sé stesse e al mondo che in realtà valgono, che non sono meno degli uomini e che se c'è da essere cattive lo sono. E questo non ha fatto altro che portare tragedie, guerre, violenze, miseria. Ecco una breve lista degli ultimi disastri internazionali e poi fatemi sapere che cosa ne pensate:


Condoleeza Rice: segretario di stato USA: teocon, militarista e pure brutta come la morte);

Madeleine Albright: (ex segretario di Stato USA, il suo capolavoro è stato quello di costringere la Serbia a rifiutare un trattato improponibile per scatenare la guerra per il Kosovo;

Margaret Thatcher: grandissima assassina patentata, affamatrice di popoli (cominciando dal suo, l'Inghilterra) e guerrafondaia alcolizzata

Indira Gandhi: figlia di Nehru (e non di Gandhi). Una specie di dittatore che anche nonostante avesse avuto qualche (non tutte) buona idea per far crescere il proprio paese, sembrava quasi provocare appositmente tutto e tutti. Tanto che ad ucciderla fu una delle proprie guardie del corpo.


Golda Meir: primo ministro di Israele negli anni '70. I palestinesi la maledicono ancora oggi.

Isabela Perón: simbolo dell'incapacità. Fece tutto il possibile perché i militari argentini prendessero il potere nella dittatura del 1976. E ora si scopre che era direttamente coinvolta pure lei.

Angela Merkel: la “cancelliera di ferro”. Con lei la Germania doveva diventare una super-nazione. Stiamo aspettando...

Ma sì, buttiamo dentro anche Liviana Scattolon: concentrato di arroganza, ignoranza, superbia, disastro finanziario e populismo. Chi è questa mina vagante? Il sindaco di Villorba, di cui sono cittadino... No, io non l'ho votata. Anzi, mi ci ero pure candidato contro nell'unica lista di sinistra alle ultime elezioni comunali.

E anche la volgarità di Alessandra Mussolini e della sua amichetta boca onta, la Santanché.

Se non si rimette presto, ci metto anche l'incapacità di comando di Cristina Fernández Kirchner: è al potere da un anno e l'Argentina sta facendo passi da gigante in tutti I campi. Ma in direzione opposta a quella dello sviluppo. Non è che dipenda tutto da lei, certo, però sta dimostrando veramente scarse capacità e mostrare i muscoli serve a poco... Più o meno dicasi lo stesso per Michelle Bachelet in Cile che piace tanto in Europa solo per la sua storia personale, ma in realtà è solo un burattino. Ho moltissimi dubbi anche su Ingrid Betancourt: un'altra donna amata in Europa ma in America latina nessuno capisce a che gioco stia giocando. O forse non si tratta della stessa Ingrid Betancourt che rapirono le Farc tanti anni fa? A volte mi sembra quasi impossibile che si tratti delle stesse persone. E se dovesse diventare presidente della Colombia, ahia...


Questo trafiletto noioso era iniziato con uno scopo non ancora delucidato: sputare addosso alla candidata repubblicana alla vice-presidenza degli Stati Uniti, la “creazionista” Sarah Palin. Brrr... mette i brividi quella tipa lì. L'ultima uscita? Che è pronta alla guerra con la Russia. Braaaava... Ma vacci te in guerra, deficiente.

E per cosa poi? Perché la Russia sta proteggendo i propri interessi (seppure nella peggior maniera possibile)? La Georgia è uno stato finanziato dagli Stati Uniti e armato da Israele che sta cercando di destabilizzare l'area e che potrebbe essere il paese che ospiterà un'importante base militare di appoggio per attaccare l'Iran, o, chissà, forse pure la Russia o la Cina se rompono troppo.

La Russia ha forse fatto male a proteggere il secessionismo di due microprovince? Certo che ha fatto male, ma ha applicato lo stesso principio introdotto dagli Stati Uniti quando hanno riconosciuto l'indipendenza a quelle sottospecie di stato che ora è il Kosovo. Quando invece tutti i trattati firmati fino ad allora scrivevano chiaro e tondo che il Kosovo sarebbe rimasto una provincia della Serbia ma con uno statuto speciale e una larga autonomia. Le regole le hanno fatte gli Stati Uniti e loro stessi le hanno poi violate. Questo ha creato un precedente che ha fatto molto ma molto irritare la Russia. La quale non ha fatto altro che servirsene per i propri interessi (anche legittimi).

Ora Sarah Palin vuole la guerra contro la Russia. Forse non le hanno spiegato che non si sta giocando a Risiko.



Ovviamente ci sono anche le donne che arrivano al potere e fanno un ottimo lavoro e soprattutto non adottano questa classica impostazione dello scontro frontale o del voler far vedere chi comanda. Però sono sempre casi locali (ad esempio la sindaco di Montebelluna, in provincia di Treviso).



Ah... pori veci...

Non voglio le donne al potere! Ma neanche i maschi. I trans? Mmm. L'unico esempio finora -che io sappia- era Luxuria, che non mi ha entusiasmato un granché.


Voglio la democrazia partecipativa e partecipata, il metodo del consenso e la rappresentanza con mandato.

Ah, e un whisky con ghiaccio, grazie.





5 agosto 2008

Tristezza

La situazione politica in Palestina sta peggiorando inesorabilmente. La spaccatura tra Hamas (che controlla de facto Gaza) e Fatah (che impera nella West Bank) e` ormai insanabile.
Dopo le bombe di Gaza che il 25 luglio hanno ucciso un leader di Hamas ed altre persone (tra cui una bambina), gli scontri fra i due principali partiti-movimenti-gruppi armati sono aumentati.
Dapprima ci sono state centinaia di arresti da una parte e dall`altra, non in seguito a qualche reato ma solo a causa dell`appartenenza politica. C`e` stato pure chi ha minacciato di uccidere un prigioniero se l`altra fazione non avesse liberato tutti gli arrestati.

L`Universita` di Birzeit (vicino Ramallah) e` stata chiusa ieri e oggi pure in seguito a scontri fra studenti simpatizzanti di Fatah e Hamas.

L`altro ieri, pero` (e per ora) si e`toccato l`apice. A Gaza, la polizia di Hamas ha assediato un quartiere dove vive la famiglia Hillis, un grosso clan locale affiliato a Fatah. Il motivo era l`arresto di alcuni membri della famiglia, sospettati di avere a che fare con gli attentati. Fatto sta che ne e` nato un violento scontro a fuoco che ha ucciso una decina di persone e ferito un centinaio. Mentre infuriavano gli scontri, circa 200 persone (militanti di Fatah e affiliati alla famiglia Hillis) sono fuggite cercando rifugio oltre il muro che delimita la Striscia di Gaza.

Dopo lunghe mediazioni, l`evento piu inatteso e umiliante: nell`insolita veste di forza di pace, i militari israeliani hanno acconsentito ad accogliere i militanti fuggitivi, a portare in ospedale i feriti e a trasferire tutti in luogo sicuro (Gerico) . A condizione che si fossero consegnati con gli occhi bendati e in mutande.

La conclusione piu` assurda di una stupida lotta fratricida: miliziani che lottano per l`indipendenza che chiedono aiuto all`occupante e nemico storico per fuggire da altri miliziani che lottano contro lo stesso nemico e per lo stesso scopo...

L`opinione pubblica palestinese e` triste, stanca e insofferente. Insomma: ne ha le scatole piene. Fatah, Hamas o chiunque sia hanno fatto il loro tempo e ormai rappresentano solo se` stessi. I dirigenti palestinesi (Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen) non hanno alcun seguito fra la gente e l`autorita` politica dell`ANP e` pari a zero. Nessuno ci crede.
Al CCRR oggi il clima era di tristezza profonda, per una situazione che non sembra trovare una via d`uscita.
C`e` chi auspica non tanto una riconciliazione tra le fazioni contrapposte bensi` la loro sparizione. E magari l`avvento di una vera novita` politica che porti con se` una leadership migliore e piu` forte e soprattutto che non perda di vista l`obiettivo primario: l`unita` e il benessere del popolo Palestinese, in una terra Palestinese. (Possibilmente...)