Visualizzazione post con etichetta Di tutto un po'. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Di tutto un po'. Mostra tutti i post

16 ottobre 2008

Alcune foto

assetato di Taybeh
ospiti d'onore: i musicisti bavaresi (ja, teteschi di Cermania!)
quartiere ebraico a Gerusalemme
La Cupola della Roccia e il Muro Occidentale (alias Muro del Pianto)

uno scorcio del Suq (mercato) nel quartiere arabo di Gerusalemme

In breve

Beh, ormai sono in dirittura d'arrivo. Oggi ho chiuso il contratto del telefono, ho iniziato gli ultimi giri di saluto, sto cominciando pulizie e impacchettamenti.
Mentre fuori i contadini iniziano a spogliare gli ulivi dai loro frutti e il cielo, per qualche ora, ha regalato qualche goccia di pioggia ad una terra secca.

Negli ultimi giorni e' successo un po' di tutto. Alcune cose le spieghero' con le foto nel prossimo post. Comunque, il riassunto (che riprendero' con calma piu' avanti, soprattutto una parte).

1- sabato scorso c'era l'Oktoberfest (festa della Birra) a Taybeh, vicino Ramallah. Pienone di gente, moltissimi stranieri (turisti, cooperanti e volontari internazionali). Immancabile la presenza della delegazione Al-Paviah!

2- domenica mattina ho tentato di ottenere almeno un appuntamento per il visto al ministero degli interni a Gerusalemme. Zero risposte. Per cui ne ho approfittato per l'ultimo giro nella citta' vecchia: spianata delle moschee fingendomi musulmano (ma e' durata solo il tempo di fare una foto alla Cupola della Roccia), quartiere ebraico, rovine del cardo romano, Santo Sepolcro. Che tutto era fuorche' un luogo di preghiera...

3- ultimo flop a Ramallah lunedi' per il visto. Inizio i preparativi per la partenza.

4- non me n'ero accorto (nelle zone "A" non ci sono coloni) ma quelli sono stati giorni duri. In varie localita' i contadini palestinesi intenti a raccogliere le olive sono stati aggrediti dai soliti coloni estremisti. Persino un'associazione di Rabbini per la pace e' stata oggetto degli attacchi...

5- A Betlemme, invece, non distante da dove sto io, una trentina di veicoli militari israeliani ha assediato un condominio che poi ha quasi demolito con vari colpi d'arma da fuoco di grosso calibro. Il tutto e' successo alle 8 del mattino, quando i bambini andavano a scuola.

6- Martedi' siamo andati a Jenin per un colloquio con il mufti, che ha chiesto di organizzare un incontro e un successivo progetto per combattere la violenza nelle scuole. Jenin dista poco piu' di un 100 km da qui e ci siamo stati non piu' di mezz'ora. Bene: tra andare e tornare ci abbiamo messo 7 ORE!!! Passando per 9 check points, tutti in terra palestinese. Ce n'eravamo scordati: era in atto una chiusura totale del West Bank per la celebrazione religiosa ebraica della "Festa delle capanne"...

7- ieri, invece, missione a Hebron per i primi trainings degli insegnanti nell'ambito del progetto "Young Negotiators Program". Molto interessante vedere come funzionano, e soprattutto vedere gli insegnanti nel ruolo degli studenti, mentre ridono e scherzano e organizzano scenette e giochi di ruolo

8-giorni anche di incontri. Cominciando proprio da lunedi, quando Jonas mi ha invitato a casa sua per una grigliata in famiglia. Dato che tutti parlavano francese e tedesco, e' stato anche un momento di utile ripasso. Beh, mi sono proprio trovato a mio agio...

9- L'altro ieri, invece, compleanno di Andrea (ex-studente del nostro Master e ora lavora per il master gemello di Betlemme). Tra succhi corretti vodka, birra Taybeh, vini di Cremisan, datteri giordani e maxitorta al cioccolato! Scoprendo che sopra Beit Jala girano le gazzelle, arrivate da non si sa dove...

10- Ieri notte serata a casa di Echlass, l'insegnante di arabo, con dei ragazzi catalani in visita nei Territori Occupati. Contenti dell'esperienza ma molto amareggiati per una situazione senza speranze...

9 ottobre 2008

The Wall

"The Wall" è stata forse l'opera più famosa dei britannici Pink Floyd, che ne hanno ricavato pure un film. Quel "muro", almeno per la massa di consumatori di musica, divenne quasi il loro simbolo, un marchio, un'opera d'arte.

Beh, "the wall" che c'è qui fa sicuramente schifo ma un po' d'arte ce l'ha. Più che altro perché ce l'hanno dipinta sopra. Anzi, "lui" ci ha dipinto sopra...

Un paio d'anni fa, forse tre, il famoso e misterioso artista inglese Banksy arrivò qui in Palestina per dedicarsi a ciò che meglio sa fare: riempire i muri di graffiti o murales (o come volete chiamarli). Banksy è un pittore molto celebre e i suoi pezzi sono valutati anche in decine e anche centinaia di migliaia di euro. Peccato, però, che il suddetto non prenda un centesimo -almeno non per queste- perchè nessuno sa chi sia veramente e soprattutto le sue opere restano sui muri (almeno finché qualcuno non decide di cancellarle, come spesso è successo, anche qui). Ah, c'è chi sta pensando di fare una specie di itinerario turistico del Muro per vedere le opere del "grande artista"... (boh, sono scettico...)

Beh, qui a Betlemme ci sono ancora dei pezzi superstiti (alcuni un po' rovinati, purtroppo) per cui ho deciso di farci delle foto e mostrarveli. Vale veramente la pena...





Questi li ho visti ma non li ho fotografati io
(com'è oggi e, sotto, com'era)


Alcuni hanno giustamente fatto osservare che con questo genere di attività si corre un rischio, cioè di "normalizzare" il muro. Ovvero che un mezzo di segregazione e oppressione diventi parte dell'arredamento urbano, alterando la realtà dei fatti e dandogli persino un connotato positivo (che non ha). Purtroppo sta accadendo, e me ne sono accorto oggi quando ho visto questi (pubblicità di ristoranti e locali di Betlemme):


L'ultimo, in particolare, mi ha fatto schifo. L'ho trovato proprio di cattivo gusto. Come se un triestino, a Basovizza, aprisse l'osteria "Alla foiba" o a Bologna, di fronte alla stazione, si inaugurasse il locale "La Bomba". Quantomeno grottesco, no?


P.s.: dimenticavo: anche il "cartello stradale" con la rimozione del carro armato, che si vede in alto a destra del blog, è di Banksy...

5 ottobre 2008

Giordania/1 (foto)

Mentre continuo pesantemente a maledire ad ogni secondo quella simpatica fanciulla che ci ha enormemente complicato la vita, posto alcune foto della nostra vacanza giordana: Amman, capitale del Regno Hascemita di Giordania, e Petra, una delle "7 meraviglie" del mondo. Le impressioni (tante) le lascio per un altro post...
Buona visione!


AMMAN

Amman: colonnato di ordine corinzio del foro Romano

Amman: collina della cittadella Romana (sito archeologico)

Amman: il teatro Romano e il colonnato del Foro

Amman: narghilé e musica araba dal vivo in un caffé del centro

Birra, hummus, tahina, lebaneh e altre tipiche salse arabe

Sua Maestà l'onnipresente re hascemita Abdallah II (che abbiamo visto in tutte le salse:
arabo, militare, calciatore, tifoso, fumatore, re, "presidente", al lavoro, a casa, figlio, padre, marito, ecc, ecc, ecc)


PETRA

entrando a Petra

Petra! Palazzo con obelischi

Camminando lungo il sentiero Nabateo e Romano...


Il più celebre monumento di Petra

Guardia araba

I mitici muli dei beduini! grandi!

Si contratta sul prezzo...

Massimo alle prese col mulo
Il mio mulo si inerpica sul sentiero esaltato dai miei incitamenti

le antiche abitazioni di Petra scavate nella roccia

I cammelli dei beduini e, sullo sfondo, una vista delle rovine di Petra
boia can se faceva caldo...

i dintorni di Petra, verso il deserto
Petra: il Monastero
artigiano beduino
giovane beduino
cammelliere beduino

trovare le differenze... (x Matteo: sì, la cinghia rossa mi dava un po' fastidio! :-) )

27 settembre 2008

Eid al Fitr

Finalmente...
La settimana prossima finisce il Ramadan e da martedi' (fino a domenica!) saremo in vacanza per la "festa" (Eid al Fitr, appunto). Una settimana che useremo per SCAPPARE e fare un bel reset di pensieri e cervello. Destinazione? LONTANO DA QUI!!! Molto probabilmente Giordania cosi' ne approfittiamo per rinnovare il visto. Non scartiamo neanche l'ipotesi Haifa...

E' arrivato l'autunno anche a Betlemme: dopo mesi e mesi stamattina le strade erano bagnate di pioggia. Ora pero' c'e' sole di nuovo e fa caldo anche se non come prima...

Ho finito la bozza per la valutazione del progetto YNP. Aspetto i commenti e nel frattempo cazzeggio un po'.

Ieri di nuovo in universita' a Betlemme, solo per salutare il mitico Gianni Vaggi! Per noi l'attrazione di questa settimana e' stata lui, altro che McCartney! he he he!

20 settembre 2008

Deliri

Nell'occhiello del blog c'era scritto dall'inizio: "Deliri, impressioni" ecc ecc.

Ok. Poiché sto cominciando a dare i numeri... via col delirio.

Meno male che alla fine del ramadan ci sarà la "Festa" per cui avremo 4 giorni di ferie. Che io userò per scappare, forse nella laica Tel Aviv. O ad Haifa o in qualunque altro posto.

Oggi, intanto, i tre membri delle Brigate Al-Paviah sono andati all'università di Betlemme (che è cattolica, per cui: preti, suore, crocifissi e bandiere del Vaticano. Sigh... è una persecuzione... Diventerò ateo...) . Volevamo incontrare due nostri ex-professori del master che rifanno la stessa identica cosa anche qui.

L'università è stata una boccata d'aria: finalmente abbiamo visto gente apparentemente più laica e secolarizzata. Non me ne voglia la mia dolce metà, ma vedere donne e ragazze con vestiti attillati, gonne, braccia e spalle scoperte e capelli al vento mette allegria. Al meno è molto meglio che non vedere ragazze che indossando dei pesanti e orrendi cappottoni marroni lunghi fino alle caviglie anche con 40° all'ombra. Però, anche se questa boccata di vita ci ha rinfrancato parecchio, vedere anche qui veli e hidjab oppure vistosi crocioni d'oro e tatuaggi di Gesù (anche se tutti mescolati senza problemi) è risultato ancora una volta fastidioso.

Vedere tanti studenti mescolati, sorridenti, chiassosi e con i libri in mano è stato quasi come entrare in un'altra dimensione. Anche perché l'ambiente è pulito, ordinato e ci sono alberi e aiuole d'erba (erba!! fili d'erba!!! non ne vedevo da mesi!). Gli studenti ci guardavano -qualche volta di "straocio"- come parte del loro mondo e non più come turisti da spennare. E quest'ultimo particolare, dopo due mesi che siamo qui, comincia a diventare fastidioso e ormai insopportabile.

Insomma: abbiamo seguito una lezione di Raimondi (ex presidente della ong italiana VIS, che coopera con l'università di Betlemme) con gli studenti del 2° anno. Che in realtà erano tutti professori... E, nel pomeriggio, siamo passati a sentire Challand con gli studenti del 1° anno. Per loro è stato bello avere lì degli studenti di Pavia, ci hanno anche scherzato sopra. Ai palestinesi, invece, non gliene è fregato per niente. Vabbé...

Raimondi ha dato una versione particolare della situazione palestinese. Secondo lui i palestinesi sono ridotti malissimo su tutti i fronti, cominciando dalla loro visibile radicalizzazione religiosa. "A Betlemme, nel '91, non si vedeva neanche una donna col velo. Ma neanche una sul serio. Ora potete vedere voi stessi com'è".
Secondo lui, il cambiamento è inziato dopo gli Accordi di Oslo e la vera e propria svolta si è avuta con la Seconda Intifada. Persa ogni speranza politica -come scrissi anch'io- ci si è buttati sulla religione. I cristiani di Betlemme, che erano circa la metà della popolazione di qui, ora sono ridotti al 30% circa (ma qui la colpa è soprattutto del Muro e della distruzione che questo ha portato nei legami con la diocesi di Gerusalemme).

L'interpretazione è che potevano essere la "Svizzera del Medioriente": i Palestinesi avevano tutte le carte in regola per diventare un paese moderno e fare da ponte fra Israele e i suoi vicini ma anche per modernizzare i paesi arabi. Ma sono stati bistrattati da tutti, cominciando dai Paesi Occidentali e continuando per i Paesi Arabi. Senza mai dimenticare Israele, ovvio.
Ora non c'è quasi più nulla da fare, solo evitare che si peggiori. Triste, no?

Su Gaza? Beh... Boh. Almeno ora a Gaza c'è una cosa che qui in Cisgiordania non esiste: l'ordine. Come preannunciato, ora Hamas sta regolando i conti con l'ultimo clan affiliato a Fatah (e che controlla alcuni traffici illegali). Una volta smantellato anche quest'ultimo, Hamas avrà il pieno controllo della situazione. O quasi, visto che c'è il totale isolamento imposto da Israele.
Hamas non è certo l'esempio da seguire né la miglior soluzione. Però, a quanto pare, è molto più affidabile di Fatah e molto ma moooolto meno corrotto. Chissà che si trasformi un pochettino e diventi anche un pelo più aperto di mentalità... Dura xe...

Vabbé. Cambio argomento. E vado all'attacco spietato di alcuni internazionali. Che fanno tanto i rivoluzionari e tanto i fighi. Una cosa che accomuna alcune persone che ho conosciuto è la loro arroganza: pieni di sé e con la puzza sotto il naso. Cagoni. "Io di qua, io di là", sempre "io". Ma intanto i soldini per giocare alla rivoluzione ce li avete, no? Credo che questa gente non abbia mai chiesto ai Palestinesi se vogliono anche loro giocare alla rivoluzione: forse hanno di meglio da fare. Tipo sopravvivere.

Lo dico con franchezza. Sono dei figli di papà e basta. Snob, borghesi. A riempirsi la bocca di "rivoluzione", per poi quasi sicuramente diventare in età matura come tanti di quei sessantottini traditori: borghesi, reazionari, conservatori. Ora tanto duri e puri: voglio vedere fra qualche anno. Chissà se vi è mai venuto (e se mai vi verrà) un callo su una mano. Voi che parlate tanto degli operai in fabbrica. Che infatti ora votano tutti Lega Nord.

Mi chiedo se abbia un senso andare a rompere le scatole ai soldati israeliani. Per cosa? per far vedere che sei figo, che sei alternativo, che sei ribelle? Ma lo sai che quando te ne andrai le mazzate se le prenderanno i palestinesi? Sì, proprio quelli che dici di difendere. Mica te con i tuoi vestiti da alternativo, che ti sono costati un sacco di soldi.

E lo sai che i soldati, quelli dei checkpoint, sono tutti soldati di leva che sono obbligati a fare quello che fanno? E che molte volte non vorrebbero ma le alternative per loro sono poche? E che sono sottoposti a mille pressioni da una parte e dall'altra e prima o poi è ovvio che cedono e iniziano a diventare stronzi (sempre che non lo fossero anche prima)? E che se tu gli rompi le palle è ovvio che poi te la fanno pagare?


Sono acido. Acidissimo. Ne sono consapevole.
Boh. Le pressioni psicologiche di questi due mesi e soprattutto delle ultime settimane mi hanno provocato un ennesimo spostamento d'umore, come si può ben vedere. Ora sono decisamente sintonizzato sull'insofferenza estrema. Su tutto.

Se prima stavo da una parte e condannavo l'altra, ora lo faccio ugualmente ma con molta più attenzione. Fatta salva la premessa innegabile che vede l'origine di questo problema nell'occupazione sionista delle terre su cui abitavano i palestinesi, mi sono reso conto di aver idealizzato troppo entrambe le parti in conflitto. E di non essere stato onesto con me stesso e nemmeno con chi mi legge.

Non è vero che i palestinesi sono laici. Non lo è nessuno in questa regione del mondo e se loro lo sono stati fino a poco tempo fa, ora questa è una caratteristica che stanno perdendo. Musulmani e cristiani, tutti. In Israele, poi, lasciamo perdere che è lo stesso (e idem per altre cose che sto per scrivere). Ma almeno qualche "isola" esiste.

Le donne avevano un posto più decente nella società. Mi sto rendendo conto di quanto questa situazione stia volgendo al peggio: i delitti d'onore sono frequenti e i matrimoni combinati sono una regola. Almeno è stata imposta qualche regola: ad esempio non ci si può più sposare fra cugini -cosa che prima era normalissima- ed è vietato contrarre matrimonio sotto una certa età. Tuttavia l'essenza principale del matrimonio praticamente non esiste: credo siano rari i casi di gente che si sposa per amore.

Non è vero che i palestinesi non odiano gli israeliani. Certo che li odiano. E mi chiedo se non sia una cosa naturale. Il problema è che l'occupazione accresce l'odio. Fortunatamente non girano molte armi e in qualche modo è anche vero che il Muro ha ridotto drasticamente a zero gli attentati. Ma a quale prezzo... (E a pagarlo sono e saranno solo i palestinesi).

E' vero che i palestinesi sono molto ospitali ma è altrettanto vero che è difficile dialogarci. Lo scontro fra culture a volte è proprio evidente. L'orgoglio degli arabi è enorme: credono di avere inventato tutto e di avere scoperto tutto. Che è vero. Però cullarsi in eterno sugli allori guadagnati mille anni fa non è granché positivo, no? Cito un caso estremo e ripeto: estremo. E quindi significa che non rappresenta il pensiero di tutti (ma in qualche modo aleggia). Ne avevo già parlato ma lo rinfresco perché da quel giorno mi assilla.

Quando ero andato a Jenin per assistere all'incontro con gli sheikh -autorità religiose, pari ai nostri preti- sui rapporti tra Islam e altre religioni, molti dei presenti tirarono fuori Salah-ed-Din. Ovvero Saladino. Cosa fece Saladino? Riconquistò e amministrò la Palestina al tempo dei Crociati. Ecco, il problema è proprio questo: come diavolo si fa a prendere come riferimento politico per i giorni nostri un tizio che visse 800 anni fa? Da noi lo fa solo la Lega (e persino sbagliando a interpretare).
Un'altra cosa che venne fuori sempre in quell'incontro, è che i musulmani praticanti sono convinti della perfezione del Corano. Che io non metto in discussione come non metto in discussione nemmeno il suo messaggio di pace e la sua sacralità. Ma è mai possibile pensare seriamente che TUTTA la conoscenza del mondo sia scritta proprio nel Corano? Io della Bibbia non lo penso affatto.
Alcuni, per strada, mi dicono: "Voi in occidente ora avete questa moda di rispettare gli animali. Nel Corano c'era già scritto. E c'era già scritto che si sarebbe scoperta l'America. E c'era scritto che...". Insomma, tutto. E allora la mia piccola provocazione (che voglio sia costruttiva) è: cari miei, ammettiamo che sia tutto vero. E allora perché i paesi arabi sono così arretrati? O avete interpretato male il Corano o non l'avete applicato affatto oppure l'avete applicato ma malissimo. Per cui se c'è tutto scritto (compreso il femminismo, la democrazia, ecc. e io credo sia vero) vedete di darvi una mossa...

Altra cosa sull'orgoglio arabo è che loro sono convinti, come dicevo, di aver portato tutta la cultura al mondo. E intendiamoci: in gran parte è vero. Quando in Europa si moriva di peste bubbonica, si bruciavano le streghe e si viveva nella superstizione e nell'ignoranza totale, gli Arabi erano avanti anni luce in tutti i campi. Tutti. E se l'Europa poi si riprese è stato anche grazie a loro. E non li abbiamo mai ringraziati a sufficienza.
Ma da qui a dire che gli arabi non hanno mai conquistato nessun popolo mi sembra che si esageri un tantino, no? "Gli arabi non hanno mai conquistato, loro mettevano al servizio degli altri popoli la propria conoscenza. Anche gli spagnoli chiamarono gli arabi e chiesero loro di andare lì ad amministrare il loro paese". Mah... Negare le conquiste arabe è un errore palese. Adottando lo stesso metro di giudizio, allora, si potrebbe dire provocatoriamente che nemmeno i sionisti hanno conquistato la Palestina ma hanno solo messo al servizio degli arabi la loro conoscenza.

A parte questo, le altre cose che proprio mi fanno infuriare ogni giorno sono altre. Forse non così "importanti" ma dipende dai punti di vista. E sono:
- il modo criminale e assassino con cui i palestinesi guidano per strada. Non c'è un secondo in cui non si sentano sgommate, inchiodate, clacson, accelerazioni folli e non si vedano incidenti evitati per un soffio, pedoni non travolti solo per miracolo (forse li compie la "Terra Santa"), curve prese come se si stesse giocando ad un videogame, sorpassi fatti sfidando tutte le leggi della fisica, incroci affollati e intasati perché la precedenza è un concetto che a scuola guida forse non si insegna e via dicendo.
-la sporcizia assurda che c'è in giro. Credo ci sia in corso un serio rischio ambientale. La sola differenza con Napoli è che lì era tutto concentrato in una zona, qui è tutto sparso in maniera omogenea su tutto il territorio. Ma i rifiuti si buttano ovunque e si eliminano bruciandoli. E le città sono in condizioni penose. Chissà, forse qualche cosa si sta muovendo: due giorni fa gli studenti dell'università di Betlemme hanno bloccato le lezioni per dedicare un'intera giornata alle pulizie e alla raccolta di cartacce e rifiuti vari tutto intorno. Stessa cosa l'hanno fatta gli scout (grandi!!!) vicino alla chiesa della Natività.
-il maltrattamento degli animali. In due mesi sono riuscito soltanto una volta ad avvicinare un cane e ad accarezzarlo. Ogni volta che vedo un cane e un gatto, se sono a meno di 20 metri di distanza, questi scappano impauriti. E ogni notte sento cani che guaiscono e si lamentano. Per me che sono cinofilo, è un'agonia...

Insomma. I problemi sono tantissimi, infiniti. Ci aggiungo una cosa che sto notanto sempre più e che mi ha sopreso: la quasi totale mancanza di solidarietà fra palestinesi. I cristiani -che hanno il concetto di "carità" -se la cavano meglio ma anche perché sono molto (e vistosamente) più ricchi, e nei momenti di difficoltà le parrocchie riescono a redistribuire abbastanza la ricchezza. Questo quasi non esiste con i musulmani: e sì che credevo che l'elemosina fosse uno dei 5 pilastri dell'Islam. Una conferma alla mia teoria a grandi linee: è vero che le cose ci sono scritte nell'islam, ma se nessuno le applica è inutile vantarsene.

Tutto questo sfogo non vuole essere solo una rozza provocazione, fine a sé stessa. Voglio anche liberarmi (o cercare di farlo) di quella tendenza paternalistica che c'è sempre in chi si impegna politicamente o cristianamente a favore dei più svantaggiati. Provare compassione, pietà e dire "Oh poverino, aiutiamolo" è una CAGATA PAZZESCA. Che in Italia abbiamo conosciuto col nome di "assistenzialismo".

Comincio a capire che se vogliamo veramente "risolvere i problemi", dobbiamo prima di tutto levarci gli occhiali dell'idealismo. L'idealismo fa bene all'anima ma se lo applichiamo al mondo non facciamo altro che vederlo totalmente distorto. Il rischio è di distorcerlo sul serio.
Quindi: un bell'esame di coscienza, una bella pulizia fatta con divizia e forte autocritica. E poi capire se stiamo facendo qualche cosa di utile e a chi. A noi o a loro? Stiamo "aiutando" o creando più danni di quanti ne pretendiamo di risolvere?

La Palestina mi sta facendo rendere conto proprio di questo. Con l'assistenzialismo abbiamo rovinato i Palestinesi. Li abbiamo fatti cadere nella doppia trappola dell'occupazione e del suo mantenimento, attraverso uno sistema perenne che li imbocca come bambini deficienti. E non lo sono, cazzo.
I loro problemi non vengono solo da Israele: non è solo Israele la colpa di tutto (è la principale, senza dubbio). Ci sono anche i nostri governi. E ci siamo anche noi, società civile. Che continuiamo a dire "oh poverini". Col cavolo: perché non cominciamo a dire loro anche che fanno un sacco di cazzate? perché non la smettiamo di giustificarli sempre? perché non insistiamo affinché la smettano di puntare il dito contro Israele -che tanto non cambierà- e si diano una mossa per vedere che cosa riescono a fare con le loro poche risorse rimaste ed energie?

Mi sto convincendo che l'unico modo per aiutare i palestinesi -oltre a condannare i crimini dell'occupazione- è sostenere i progetti locali di educazione che mirano a migliorare la società senza però imporre la solita visione occidentale. E per farlo bisogna cominciare dai bambini.
Nonviolenza, creatività, impegno civile, solidarietà, studio, rispetto delle regole e del bene comune, cura dell'ambiente...
Insomma: uno sforzo per migliorare sé stessi. E anche questo concetto c'è nell'Islam e si chiama "Jihad".


Sì, forse gli arabi dovrebbero rileggersi ben bene il Corano... E aprirsi un po' di più, introducendo un po' di sana e buona AUTOCRITICA alla loro vita quotidiana.
Il problema, ora, è: ma come cavolo glielo spiego? E soprattutto senza mai più toccare argomenti religiosi, ai quali sto diventando sempre più insofferente? (non voglio più sentire NESSUNO, di NESSUNA RELIGIONE, dirmi che una tal azione deve essere fatta perché lo vuole Dio: gliel'avete mai chiesto a Dio se è vero? e vi ha mai risposto? Non penso proprio).


Mentre ci penso (anche al fatto che voglio vivere in un paese che veramente sia laico al 100%) meglio sgomberare un po' la mente. E quindi: serata con gli amici, birre (varie) e partite a Scala 40 parlando soltanto di cazzate...





16 settembre 2008

Foto

In questi giorni ho scritto troppo. Ora metto qualche foto, fresca fresca. Enjoy! Io intanto mi godo un bel bicchiere di arak palestinese (in Francia lo chiamano pastis e in Grecia ouzo)...


un cartello trilingue


uno dei tantissimi cartelli dei progetti (forse troppi e poco efficaci
e spesso inutili)
di cooperazione internazionale in Palestina

La campagna palestinese: ulivi, rocce, muretti a secco,
resti di vecchie abitazioni, cespugli, terrazzamenti...


check point all'ingresso di Beit Jala. L'edificio sulla destra è
una caserma israeliana. Siamo in pienissima West Bank.


Strada israeliana con, sullo sfondo, colonia israeliana. Sulla sinistra
si vede una strada palestinese interrotta da Israele. La strada è israeliana nel senso che la
possono usare solo gli israeliani, nonostante corra nei Territori Palestinesi.


i preziosi collaboratori che non ho mai ringraziato finora e che sopportano le mie
lunghe camminate
(i sandali della Geox, invece, mi hanno deluso abbastanza...)

esperienze di alcolismo in Palestina. Manca, però, la birra Taybeh. Il mese prossimo, però, la Taybeh
organizza l'Oktoberfest. Vi manderò la mia testimonianza accurata. Se me la ricorderò...


casa di sostenitori di Fatah (il giallo è il colore del partito. Quello di Hamas è il
verde, mentre i simpatizzanti di sinistra ovviamente usano il rosso)


Ah. Piccola prova di quanto siano amati i latinoamericani in Palestina.
Questo è un negozio di giocattoli alle porte del campo profughi di Deheishe.
Il nome è quello del negozio...


tramonto dal mio terrazzo.
Bella vista sull'insediamento di Har Gill'o..


I miei tentativi di imparare l'arabo
(sto riempiendo la casa con foglietti e disegnini... )

p.s.: grazie dei commenti! E grazie anche ai "fedelissimi" (fra tutti Andrea, Nicola e Matteo anche se so che non sono gli unici)! Però, mi raccomando: se vedete che calco troppo la mano, avvisatemi! In questa situazione è facile perdere la freddezza. Io, poi, sono arrivato qui già scongelato...