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9 ottobre 2008

9 ottobre, 1967...

Hasta siempre, Comandante...

Si el poeta eres tú
(Pablo Milanés)


Si el poeta eres tú
–como dijo el poeta–,
y el que ha tumbado estrellas
en mil noches
de lluvias coloridas eres tú,
¿qué tengo yo que hablarte, Comandante?


Si el que asomó al futuro su perfil
y lo estrenó con voces de fusil
fuiste tú, guerrero para siempre, tiempo eterno,
¿qué puedo yo cantarte, Comandante?


En vano busco en mi guitarra tu dolor
y en mi jardín ya todo es bello, no hay temor,
¿qué puedo yo dejarte, Comandante,
que no sea cambiar mi guitarra por tu suerte,
o negarle una canción al sol,
o morir sin amor?


¿Qué tengo yo que hablarte, Comandante,
si el poeta eres tú?
–como dijo el poeta–,
y el que ha tumbado estrellas
en mil noches de lluvias coloridas eres tú,
¿qué tengo yo que hablarte, Comandante?

-----------------------

Se il poeta sei tu

Se il poeta sei tu
-come disse il poeta-
e colui che abbatté stelle
in mille notti
di piogge colorite sei tu,
ché ho io da dirti, Comandante?


Se chi affacciò al futuro il suo profilo
e lo introdusse con voci di fucile
fosti tu, guerriero per sempre, tempo eterno,
ché posso io cantarti, Comandante?


In vano cerco nella mia chitarra il tuo dolore
e nel mio giardino già tutto è bello, non c'è timore,
ché posso io lasciarti, Comandante,
che non sia cambiare la mia chitarra per la tua sorte,
o negare una canzone al sole,
o morire senza amore?


Ché ho io da dirti, Comandante,
se il poeta sei tu?
-come disse il poeta-,
e colui che abbatté stelle
in mille notti di piogge colorite sei tu,
ché ho io da dirti, Comandante?


(clicca qui per ascoltare la canzone)


Lettera aperta al Che

di Frei Betto (in spagnolo) cliccando qui


30 settembre 2008

Nipoti...

Una delle tante atrocità commesse dai militari argentini durante l'ultima dittatura è stata la sottrazione ai prigionieri dei loro figli. Molti bambini sono nati in prigionia e i militari, dopo aver ucciso i genitori, hanno regalato o venduto i bambini a famiglie di altri militari o di persone coinvolte con la dittatura.

Oltre alle due associazioni di Madres de Plaza de Mayo, ce n'è anche una di Nonne di Plaza de Mayo il cui obiettivo è di ricuperare i nipoti scomparsi. E finora ne hanno ritrovati quasi un centinaio.

Ecco, questo è un appello per trovarne un altro (bambini che ormai hanno all'incirca la mia età, poiché nati principalmente tra il 1976 e il 1983). Lei si chiama (si chiamerebbe...) Clara Anahí Mariani ed è nata il 12 agosto 1976 a La Plata, provincia di Buenos Aires, Argentina.

La nonna, ormai molto anziana, è alle ultime. Se conoscete qualche argentino, uruguaiano, o qualcuno che visse in argentina in quegli anni, per favore inoltrate il messaggio. Anche in questo modo sono riusciti a trovare i bambini rapiti...

29 settembre 2008

Messico, sempre più verso l'autoritarismo...

Il governo corrotto del Messico, che vinse le elezioni in maniera fraudolenta anche grazie al solito "aiutino" degli Stati Uniti, sta creando una situazione ormai peggiore di quella colombiana.
Repressione, assassinii, violenze, stupri politici, persecuzioni, tortura...

Come al solito in Italia non ne sappiamo nulla (abbiamo dei mezzi d'informazione molto competenti). E quello che sappiamo (di America Latina) arriva sempre con una visione distorta (tra i massimi colpevoli c'è la Repubblica, col suo incompetentissimo giornalista Omero Ciai) o platealmente falsa. Chissà perchè...


L'ultima grave notizia -ultima fra le tantissime brutte notizie- è quella dell'assassinio di una giovane (21 anni) attivista statunitense nella città di Oaxaca che fu teatro nel 2006 di una feroce e violenta repressione da parte dello stato contro la popolazione civile. Una carneficina di cui si parlò soltanto perchè fu ucciso un giovane giornalista freelance statunitense, Brad Will

Maggiori notizie qui ...

24 settembre 2008

Boca-ta d'aria

Gia', sono di umore un po' basso. Per fortuna il Ramadan sta finendo e ci aspetta quasi una settimana di ferie. Molto probabilmente fuggiro' da qualche parte per riacquistare forze ed entusiasmo.

L'ho gia' scritto in precedenza e credo non sia mai stato un mistero: sono un calciofilo estremista. E il calcio, in questi momenti, spesso mi tira su. Domenica, purtroppo, il mio Boca ha perso in casa dopo 39 partite imbattuto. Amarezza mitigata solo dalla figuraccia rimediata degli eterni nemici del riv*r e l'ennesima contestazione dei loro "tifosi". (La 12 non sa cosa significhi "contestare la squadra").
Ma ieri c'e' stato un piccolo miracolo. Si giocava l'andata dello scontro con i campioni in carica della Copa Libertadores, gli equatoriani della Liga Deportiva de Quito, per le eliminatorie di Copa Sudamericana (l'equivalente della Uefa). Il Boca -che domani ha pure un'altra partita!- schierava principalmente dei giovanissimi, alcuni addirittura all'esordio. Scelta un po' rischiosa ma dovuta. Ormai sta diventando una caratteristica di questo sorprendente Boca molto ringiovanito, che i giornali chiamano "el Boca de los pibes" (ragazzini) o "de los nenes" (bambini) o addirittura "mamadera" (biberon).

Prima di scendere in campo, il carismatico allenatore Ischia ha semplicemente detto ai giovani un po' nervosi: "Andate e godetevi la partita". Gli avranno dato ascolto? A quanto pare...

Risultato finale: 4-0 per il Boca. Orgoglio auriazul e sorriso nell'anima per me. :-)



Si vede che nel nostro biberon non c'era latte cinese...


21 settembre 2008

Argent-arabi

In America latina c'è una piccola percentuale di popolazione araba o di origini arabe. In Argentina, specialmente.
Il caso argentino è particolare perché, come recita un detto popolare: "I Messicani discendono dagli Aztechi, i Peruviani dagli Incas e gli Argentini discendono dalle Navi". Nel bene o nel male, in Argentina è rappresentata quasi tutta l'Umanità. Però, a differenza degli Stati Uniti (altro paese con sorti simili) i discendenti degli immigrati sono stati totalmente integrati e assorbiti nel tessuto sociale argentino. A meno che uno non sia nato in un altro paese o non appartenga a quelle rare comunità straniere che hanno conservato un certo ermetismo (come alcuni nuclei di friulani) gli argentini discendenti di immigrati si sentiranno sempre e soltanto Argentini. Prendete me: rifiuterò fino alla morte che si neghi la mia argentinità!

Anche i discendenti di italiani: diranno "mio nonno era di qua, mio nonno era di là, veniva da tal paesello" ecc. Ma loro affermeranno di essere argentini. Anche quelli che sono arrivati dopo la crisi del 2001 col passaporto italiano o per prendere la cittadinanza italiana: era solo per approfittare di un'opportunità data loro. Non è un caso che molti siano poi andati di corsa in Spagna...

(Molto diverso è il caso dai brasiliani: quelli di origine italiana, magari già alla quinta generazione, continueranno a reclamare la loro italianità).

Per questo motivo mi da un certo fastidio quando si reclama l'origine straniera di alcuni argentini. Mi ricordo, ad esempio, quando l'Argentina di basket batté in finale l'Italia alle olimpiadi di Atene, la Gazzetta dello Sport scrisse che per l'Italia era come averla vinta ugualmente quella medaglia d'oro perché bastava guardare i cognomi dei vincitori: Nocioni, Scola, Delfino, Ginobili... Sì, ma solo i cognomi erano italiani. Accettatelo: abbiamo un'altra identità. Ci piace l'Italia e sempre ci piacerà, ma siamo argentini.
Possiamo anche avere cognomi italiani, spagnoli, baschi, francesi, tedeschi, russi, polacchi, arabi, inglesi, scozzesi, armeni e quant'altro, ma saremo sempre e solo argentini.

Spesso, qui in Palestina, quando dico di essere argentino la gente si rallegra: "Ah! Argentina! Noi amiamo i paesi sudamericani!" oppure "Ah! l'Argentina! È la mia squadra di calcio preferita!" o ancora "Ah! gli argentini! ha i calciatori migliori!" o "Ah! Maradona!".
Del fatto che mi abbiano chiesto contenti cosa ne pensavo di quel presidente di origini arabe che abbiamo avuto negli anni '90, ho già scritto. E la risposta è una lunghissima pagina di insulti e maledizioni.

Un giorno ho chiesto cos'è che piace così tanto dei sudamericani e soprattutto dei calciatori argentini. La risposta, ancora una volta, è stata la stessa: "E' che sono tutti arabi!".

Ieri, però, ho detto basta: "No cari, gli arabi in sudamerica sono pochissimi e non così tanto influenti. E se siamo un po' più scuri di pelle non è per gli arabi ma per i nostri popoli originari".

Ma la cosa più esilarante è stata la risposta di un tizio a proposito della mia curiosità sulla simpatia destata dai calciatori: "Noi sappiamo che molti di loro sono di origini arabe. Batistuta, ad esempio, è siriano".

COSA?!?!?! Ma l'avete visto com'è fatto Batistuta? E' bianco, alto, biondo e con gli occhi azzurri. E il cognome, semmai, è di origini friulane (sarebbe "Battistutta")...


Gli unici calciatori "arabi" (ma solo di origini) che mi vengono in mente sono Claudio Daniel Husaín (nella foto) e un certo Mohamed detto "el turco".

A proposito: i soprannomi a volte aiutano a capire le origini: gli italiani sono chiamati "Tano" (da napoletano) come Belluschi, gli spagnoli "Gallego" o "Vasco" come Arruabarrena, i nordeuropei a volte "Gringo" come Heinze o "Polaco" il tanguero Goyeneche o mio zio (di origini italiane ma di madre svedese!), gli europei orientali o gli ebrei "Ruso" come una mia compagna delle elementari, Andrea Wolf. E gli arabi "Turco" (molti arrivarono nelle Americhe quando ancora c'era l'impero Ottomano). Ma vi posso assicurare che sono tutti argentinissimi.

Ah. Non ho mai sentito nessuno dire "el Turco" Batistuta...


Tuttavia ritengo sia molto triste sentire che ti piace la gente di un altro popolo o di un'altra nazione solo perché appartiene o discende anche lontanamente dal tuo. E lo dico sia per gli arabi che per quegli italiani che vedono l'Argentina come una specie di seconda Italia. Questa è chiusura mentale, non multiculturalità. È assimilazione, non integrazione. La natura e il mondo sono belli perché sono DIVERSI, non uguali...


p.s.: ovviamente Maradona non è arabo! E se anche avesse origini arabe non cambierebbe nulla: resterebbe comunque il miglior calciatore del mondo. Nonché Argentino! ;-)

16 settembre 2008

Ride bene...

... chi ride ultimo.

Leggendo sui giornali argentini, scopro che il gigante statunitense "Lehman Brothers" che e' appena fallito miseramente, ha sempre criticato il mio paese. Negli ultimi mesi, addirittura, si era accanito crudelmente contro l'Argentina e la sua "irresponsabile" politica economica, facendo lievitare i dubbi internazionali sulla reale situazione dell'economia. Chissa', probabilmente tentavano di speculare mandandoci nuovamente in crisi. Invece di guardare in casa loro...
Cari capitalisti yankee, stavolta vi e' andata male... chi troppo vuole nulla stringe. E adesso rido io perche', sempre usando i detti popolari, "una risata vi seppellira'"...

Bolivia


Ciò che sta succedendo in Bolvia è molto pericoloso per la stabilità latinoamericana e pertanto i capi di stato dei paesi membri dell'Unasur (Unione degli Stati del Sud America) ieri a Santiago del Cile si sono riuniti e hanno emesso un comunicato di forte appoggio al presidente boliviano, Evo Morales, che poche settimane fa è stato pure confermato nel suo incarico da un inedito referendum in cui ha ottenuto oltre il 67% dei consensi. Hanno detto, inoltre, che non permetteranno una modifica dei confini nazionali (e, quindi, ostacoleranno qualsiasi tentativo di secessione e di minaccia all'integrità della Bolivia).

Tutta l'America Latina sa che dietro a queste violenze razziste e classiste ci sono gli Stati Uniti. Non è un sospetto: è una certezza. Eppure in Europa si dice solo che il "cocalero" Morales e quel "tiranno" di Chávez, in un impeto di cieco populismo e per debolezza politica, hanno pensato di espellere i poveri e innocenti ambasciatori "americani" (ma lo volete capire che l'America è un continente e non uno stato?).

La stampa italiana (come sempre incompetente sull'America Latina, di cui non capisce veramente una mazza, spesso volutamente) ha parlato di "scontri" fra fazioni opposte in questi giorni in Bolivia. Falso: si è trattato (e si tratta) di violenza razzista e classista, di ricchi armati contro contadini inermi. Questi non sono scontri. Se ti pestano per strada solo perche' non sei bianco, non sono scontri: è violenza razzista. Se cerchi di far di tutto per rovesciare un presidente eletto democraticamente con una maggioranza enorme, solo perché è un "indio de mierda", quelli non sono scontri: è violenza razzista e classista.

Riporto un articolo che fa chiarezza su quanto sta avvenendo in queste ore in Bolivia.

E da questo blog, per quel poco che può servire, continuo a dire:


¡VIVA EVO MORALES!


Bolivia: la strage di Pando come Portella della Ginestra.
L’odio dei ricchi contro i poveri

“Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli dei poveri“
Pierpaolo Pasolini


Li abbiamo visti tutti i soldatini boliviani inermi, facce da adolescenti indigeni massacrati di botte dai giovani bianchi o sbiancati, creoli o che si sentono creoli o che credono che con quei calci, quegli sputi, quell’odio diventeranno creoli. Li abbiamo visti i soldatini boliviani scappare via nelle strade di Santa Cruz o di Trinidad.
Quei ragazzi contadini dell’altipiano, soldatini di leva microscopici con quelle divise sempre troppo grandi. Avevano le lacrime in faccia impastate nel loro sangue e nel fango degli stivali di chi li ha umiliati. Nei loro occhi più che l’odio c’era il terrore. Il terrore di chi ancora una volta si vede sopraffatto. Il terrore di chi viene bastonato da 500 anni ogni volta che tenta di alzare la testa e teme che anche questa volta finirà nella stessa maniera.


di Gennaro Carotenuto


Ma abbiamo guardato in faccia anche questi giovani di classe media manovrati da quelli di classe alta. Aizzati all’odio con tutti gli argomenti più indegni, il razzismo aperto del “mai accetteremo un indio presidente”, la demagogia più bieca e l’organizzazione della violenza, il paramilitarismo di organizzazioni neofasciste come la UJC, che rende complici giorno per giorno. Chi scrive si pregia di non usare mai il termine fascismo a sproposito. Ma nelle azioni di queste bande sempre meno spontanee e sempre più paramilitari, non si può non vedere lo squadrismo del fascismo movimento, quella cooptazione della classe media da parte delle élite per usarle contro quella proletaria. E’ il partito dell’ordine dove l’ordine è quello classista, non quello democratico, che fu alla base del primo affermarsi dell’ideologia fascista ben prima di farsi regime.
E allora li abbiamo riconosciuti guardandoli in faccia, armati di bastoni, di armi da fuoco, perfino di fruste, sopraffare spavaldamente i soldati venuti a fermarli, riempirli di calci e sputi e poi avventarsi sui contadini, senza più freni né inibizioni fino a prendersela violentemente perfino con le cholas, le donne indigene che per tutta la vita li hanno accuditi, serviti. E’ umanamente impossibile capire come possano odiarle tanto. Eppure le odiano o forse le stanno vessando solo in una maniera diversa da come le hanno vessate per tutta la vita.
Li abbiamo visti dare l’assalto in maniera ogni giorno più sistematica a qualunque simbolo dello Stato e della convivenza civile, stazioni, aeroporti, scuole, ma soprattutto ai mercati dove gli indigeni offrono il loro lavoro. E’ oramai una guerra aperta dove lo Stato, la legalità, la democrazia semplicemente sono inermi di fronte all’odio di classe, all’odio razziale coniugato con la forza, all’odio incendiato con i soldi, tanti soldi, all’odio rafforzato dall’impunità, all’odio con alle spalle l’impero. Se lo Stato è nostro, viva lo Stato, ma se lo Stato pretende di farsi democratico e rappresentare tutti i boliviani, allora odiamo lo Stato e lo distruggiamo.
Dopo decine di azioni terroristiche selvagge (e noi conosciamo solo la violenza urbana, quello che succede nei latifondi dove l’indigeno è ancora schiavo lo ignoriamo) da Santa Cruz a Beni a Tarija (i dipartimenti epicentro del secessionismo) a Pando c’è stata dunque la prima strage come dio comanda. La prima verità di comodo parlava di scontri tra opposte fazioni, ma era una menzogna per evitare di dire chi ha torto e chi ha ragione, chi massacra e chi è massacrato in Bolivia. Ma non ci sono stati scontri a Cobija.
Sembra di raccontare Portella della Ginestra. Paramilitari e sicari, un vero squadrone della morte, hanno aperto il fuoco con le loro armi automatiche su di una manifestazione pacifica di contadini disarmati. Oramai non sono più né otto né quindici, ma si parla di almeno trenta morti ammazzati. E il mandante è il prefetto, il governatore Leopoldo Fernández, sinistro e non pentito collaboratore di due dittatori, torturatore e violatore di diritti umani. Il massacro, pensato a sangue freddo è funzionale al disegno. Vuole provocare la reazione dello Stato e del popolo per far passare da vittime i carnefici, con la complicità dei media, e vuole instaurare il terrore nella regione. Potrebbe essere il punto di non ritorno.
Venitemi a prendere adesso, provoca il mandante della strage, sapendo che lo stato di diritto è un simulacro in un dipartimento dove, dopo la strage, la proclamazione dello stato d’assedio si è rivelata inapplicabile. Come a Portella della Ginestra, mafiosi, latifondisti e l’impero alle loro spalle stanno già costruendo l’impunità.
Spaventato, massacrato, il popolo chiede armi, come in Spagna nel ‘36 e in Cile nel ‘73. Vuole difendersi e difendere la democrazia boliviana. E qui sta la grandezza di Evo Morales, la sua taglia di grande statista che sta emergendo ogni ora di più. Nonostante tutto, nonostante l’odio, gli insulti, le calunnie, continua incessantemente a chiamare al dialogo, a tendere la mano, continua a credere nelle regole della civiltà aymara alla quale appartiene, nella disciplina di uno che ha fatto il sindacalista per tutta la vita, nelle regole della democrazia e dello stato diritto, che si attagliano più a lui che ai presunti liberaldemocratici suoi oppositori spalleggiati dal governo degli Stati Uniti.
Forse sbaglia Evo, sicuramente non può fidarsi di quei quattro banditi che sono i prefetti dell’opposizione, ma non può prestare il fianco al nemico rispondendo con la forza e dando il via a una vera dichiarata guerra civile. Evo sa che si è arrivati a questo punto, con l’opposizione schiacciata sul suo stesso estremismo più folle e più violento perché ogni giorno lui, Evo Morales è più popolare, più saldo, più convinto di stare cambiando davvero la Bolivia. E il popolo lo appoggia come ha testimoniato il 10 agosto confermandolo Presidente con il 67.4% dei voti. Sono loro, l’opposizione, ad aver bisogno della violenza, ad aver bisogno di incendiare il paese in un mare d’odio. Sono loro ad avere la forza ma non la ragione.

12 settembre 2008

Chi sono i terroristi?

Proprio in questi giorni, mentre il mondo ricorda (solo) l'11 settembre statunitense, gli Stati Uniti d'America, i "campioni della democrazia e della libertà" stanno fomentando l'instabilità in America Latina (cosa in cui sono da sempre altamente specializzati).

Precisamente in Bolivia -colpevole di avere un presidente indigeno e socialista, Evo Morales- e in Venezuela -colpevole di avere un presidente socialista e integrazionista, Hugo Chávez Frías. Anche se a volte quest'ultimo se le va a cercare, nonostante abbia ragione: se ogni tanto fosse un tantino più diplomatico, meno populista e un po' meno rozzo, avrebbe certamente un sostegno ancora più forte (dopo il brasilano Lula, è proprio Chávez il politico più amato dai latinoamericani) e forse qualche problema in meno (almeno in casa)...

Ieri la Bolivia ha dichiarato "persona non grata" l'ambasciatore yankee, ritenuto colpevole di aver appoggiato i gravi scontri che stanno avvenendo in alcune province separatiste (guarda caso appoggiate dagli Stati Uniti. Forse perché hanno risorse strategiche?). In solidarietà con la Bolivia, oggi anche il Venezuela ha espulso l'ambasciatore di Washington.

Piena solidarietà al governo della Bolivia è stata espressa anche dal Brasile -che lentamente sta emergendo come potenza regionale, e spero si dia una mossa nel voler assumere a pieno questo ruolo- dal Cile e dall'Argentina che ha pure accusato l'ingerenza estera (= Stati Uniti).

Anche l'Honduras ha pesantemente modificato le proprie posizioni diplomatiche con gli yankee in seguito alla destabilizzazione della Bolivia.

E fra pochi giorni è previsto un vertice politico dell'UNASUR (l'Unione degli stati dell'America del Sud) per dare pieno appoggio al governo di Evo Morales.

I tempi sono cambiati, stramaledetto Zio Sam.


In un'ottica di vera integrazione, è importante anche la notizia di pochi giorni fa che ha visto Argentina e Brasile firmare un accordo commerciale in ambito Mercosur per abolire l'uso del dollaro statunitense come valuta di scambio nelle relazioni commerciali.

Ah, piccolo motivo di orgoglio, è la vittoria populista (ma sempre di vittoria si tratta) che ora vede il web latinoamericano più "latinizzato". Ovvero: adesso i suffissi governativi sarano (ad esempio quello argentino) .gob.ar invece di gov.ar (in spagnolo) e per la prima volta sarà possibile utilizzare caratteri speciali anche nelle stringhe, spagnoli e portoghesi, come: ñ (soprattutto questa), ü, ç e l'accento circonflesso.


por la Patria Grande Latinoamericana:

¡FUERA YANKEES!

11 settembre 2008

11 settembre

Ricordando con rabbia e tristezza la sconfitta della democrazia e il trionfo del terrorismo...


11 settembre 1973
in ricordo del colpo di stato terrorista e militare in Cile,
organizzato dagli Stati Uniti
MAI DIMENTICARE


"...Ante estos hechos sólo me cabe decirle a los trabajadores: yo no voy a renunciar, colocado en un tránsito histórico pagaré con mi vida la lealtad del pueblo y les digo que tengo la certeza de la semilla que entregamos a la conciencia, digna de miles y miles de chilenos, podrán avasallarnos, pero no se detienen los procesos sociales, ni con el crimen, ni con la fuerza. La historia es nuestra y la hacen los pueblos..."

Ultimo discurso de Salvador Allende, 1973.


"...para vencer al hombre de la paz
tuvieron que afiliarse siempre a la muerte
matar y matar mas para seguir matando
y condenarse a la blindada soledad,
para matar al hombre que era un pueblo
tuvieron que quedarse sin el pueblo..."

Mario Benedetti.


"...A reglón seguido del bombardeo aéreo entraron en acción los tanques, muchos tanques, a luchar intrépidamente contra un solo hombre: el Presidente de la Republica de Chile, Salvador Allende, que los esperaba en su gabinete, sin más compañía que su corazón, envuelto en humo y llamas..."

Pablo Neruda.


"VIENTOS DEL PUEBLO"
(Víctor Jara)

De nuevo quieren manchar
mi tierra con sangre obrera
los que hablan de libertad
y tienen las manos negras.

Los que quieren dividir
a la madre de sus hijos
y quieren reconstruir
la cruz que arrastrara Cristo.

Quieren ocultar la infamia
que legaron desde siglos,
pero el color de asesinos
no borrarán de su cara.

Ya fueron miles y miles
los que entregaron su sangre
y en caudales generosos
multiplicaron los panes.

Ahora quiero vivir
junto a mi hijo y mi hermano
la primavera que todos
vamos construyendo a diario.

No me asusta la amenaza,
patrones de la miseria,
la estrella de la esperanza
continuará siendo nuestra.

Vientos del pueblo me llaman,
vientos del pueblo me llevan,
me esparcen el corazón
y me aventan la garganta.

Así cantará el poeta
mientras el alma me suene
por los caminos del pueblo
desde ahora y para siempre.

(Ancora vogliono macchiare
la mia terra con sangue operaio
quelli che parlano di liberta'
e hanno le mani nere.

Quelli che vogliono separare
la madre dai suoi figli
e vogliono ricostruire
la croce che trascino' Cristo.

Vogliono occultare l'infamia
Che ereditarono da secoli
Ma il colore di assassini
Non cancelleranno dalla loro faccia.

Gia' furono migliaia e migliaia
Quelli che diedero il sangue
E in generosa ricchezza
Moltiplicarono i pani.

Adesso voglio vivere
Con mio figlio e mio fratello
La primavera che tutti
Stiamo costruendo ogni giorno.

Non mi spaventa la minaccia,
padroni della miseria,
la stella della speranza
continuera' ad essere nostra.

Venti del popolo mi chiamano,
venti del popolo mi portano,
mi allargano il cuore
e mi spingono la voce.

Cosi' cantera' il poeta
finche' l'anima mi suonera'
per i cammini del popolo
da ora e per sempre.)

"PODRAN CORTAR TODAS LAS FLORES, PERO JAMAS DETENDRAN A LA PRIMAVERA"
(Potranno tagliare tutti i fiori, ma non riusciranno mai a fermare la primavera)

1 settembre 2008

Com'è piccolo il mondo

Risolto il "mistero della empanada": l'antenato della empanada argentina è la empanada galiziana (Spagna) che però era (è) di pesce e con una pasta diversa. A sua volta, l'empanada galiziana deriva da quella mediorientale (Iraq) e nordafricana, importata in Spagna durante l'occupazione dei Mori.
Con la conquista dell'America, gli spagnoli portarono nel "nuovo continente" la loro empanada che però fu rielaborata nel tempo. Tanto che la empanada galiziana e quella argentina, ad esempio, sono parecchio diverse.

Quanta storia in un semplice cibo...

31 agosto 2008

L'oppio dei popoli...

...per Marx era la religione, che annebbia la mente dei popoli per distoglierli dai problemi sociali e dallo sfruttamento.

L'oppio dei popoli odierni è, in molti casi, il calcio. E in questo caso, non mi redimerò mai dalla mia tossicodipendenza!

E' domenica, giorno dedicato al riposo e alla preghiera. E al calcio.
E' cominciato il campionato italiano ma sinceramente non m'importa un granché: da anni è diventato un campionato freddo, quasi di soli giocatori stranieri -mercenari strapagati- che nemmeno sanno il colori delle maglie che portano e credo che non riescano nemmeno a capire se i propri tifosi allo stadio li insultano o li lodano. Il gioco spesso è freddo, cinico, tattico. Professionisti senza cuore. Come si può tifare squadre così?

Sono Argentino, e me ne vanto (come tutti gli argentini! Sì, ogni tanto dovremmo abbassare un pelo la cresta... I fratelli latinoamericani spesso non ci sopportano per il nostro ego). In Argentina, però, abbiamo la miglior squadra del mondo, non è una diceria. Magari non sempre la più forte, ma di sicuro è la migliore, incomparabile. E il miglior tifo. E anche lo stadio più impressionante. Tutto in uno, pacchetto compreso e senza scadenza: sempre valido.

Cosa sarà mai a poter offrire così tanta bontà calcistica? Semplice. Il BOCA JUNIORS.

"Poiché non siamo gli unici, abbiamo scelto di essere i migliori"
Perché?
Il Boca è una delle squadre più titolate al mondo, che nella sua lunga e gloriosa storia ha affrontato e vinto in ogni luogo e in ogni condizione, ogni squadra. Nata dalla voglia di riscatto di 5 immigrati italiani, genovesi per la precisione, è una squadra di Popolo, fatta dal popolo e che lotta e vince per il suo popolo. L'identificazione totale con la gente del quartiere in cui nasce (La Boca, appunto, antico porto di Buenos Aires) è una cosa che ha rari eguali nel mondo: forse il Napoli, forse il Genoa, il Liverpool, la Roma. Forse.

Boca Juniors come mezzo di emancipazione: nato in un quartiere difficile, malfamato (tuttora), proprio per cercare di dare un'immagine migliore all'esterno senza però andarsene. Rimanere e lottare. Come il pittore Quinquela, che volle trasformare la bruttezza del suo quartiere usando la sua stessa povertà: dipingendo le lamiere delle baracche in cui abitano (ancora oggi) i lavoratori con le vernici avanzate dalle barche...
scorcio (turistico) del popolare quartiere de La Boca

La stessa gente del quartiere vive, lotta e muore per il Boca Juniors che è parte della propria vita quotidiana. Come lo era la politica: anarchici, socialisti, rivoluzionari di ogni tipo. Che a fine '800 costituirono persino una "repubblica" (con tanto di costituzione) chiedendone polemicamente il riconoscimento al Re d'Italia.

Non si tratta solo di sport, non si tratta solo di calcio, non si tratta solo di tifo. E' quasi una religione, che ti segna in ogni momento della vita. E che non puoi tradire (ma nemmeno ti sogni di farlo!), in nessun momento. E' un fenomeno che in Europa e in altre parti del mondo (America Latina esclusa) non si può capire: tanto che allo stadio, per vedere e capire cosa succede, ci vanno fior fiore di sociologi. "Vuoi capire gli Argentini? Vai allo stadio". Vale anche per i Brasiliani, eh...

L'identificazione della gente con il Boca è talmente forte che la tifoseria è sempre stata conosciuta con il nome di "La 12", ovvero il 12° giocatore in campo. Quello che, nei momenti difficili, non contesta la squadra e non lancia poltroncine o monetine contro i propri giocatori: li sostiene, canta ancora più forte, tanto da coprire i canti dei tifosi locali quando giochiamo in trasferta. Ditemi una sola squadra che riesce a farlo, ogni volta, in ogni stadio, in ogni paese, in ogni stato. "La 12", tifoseria fedelissima e sempre presente, soprattutto quando il gioco si fa difficile. Decenni fa, il Boca rischiava la retrocessione e La 12, invece di contestare la squadra o gettarsi nello sconforto, non si perse d'animo: più la squadra sprofondava nella classifica, e più aumentava il numero degli abbonamenti e dei tifosi che accorrevano per dare una mano ai calciatori. Che, alla fine, si salvarono. Fossero stati un'altra squadra sarebbero già scomparsi.
La 12, quella che prima della partita contro il Real Madrid per la coppa Intercontinentale, fece apparire uno striscione gigantesco -da guinness dei primati- con scritto: "Potrete imitarci, ma eguagliarci MAI". I pronostici ci davano morti: 2-0, invece, dopo soli 13 minuti di gioco (finì 2-1). Ecco il Boca, ecco La 12. Uno dei tanti esempi. Solo uno dei tanti.

Squadra di Popolo perché molto spesso chi gioca nel Boca è nato e vissuto nel suo popolo: da anni la squadra sforna giovanissimi talenti dai propri ricchi vivai: Riquelme, Tevez, Gago, Banega, Monzón, Battaglia, Arruabarrena, Burdisso, Ledesma... Oppure ne lancia: Batistuta, Verón, Samuel, Kily Gonzalez, Palermo, Abbondanzieri, Barros Schelotto, Palacio... Diego Armando Maradona.
in una foto del 1981

Un attaccamento alla maglia unico al mondo. Quasi la totalità della rosa attuale proviene dai vivai. Questo è amore per la maglia, rispetto dei tifosi e della propria storia. Il calcio italiano dovrebbe imparare molto, oltre a comprarci i giocatori.

Giovani talenti, forse senza tanta esperienza ma motivati dall'amore per la maglia: quella stessa maglia, quegli stessi colori che -quando erano più piccoli- sostenevano dalla curva. Giocatori-tifosi, insomma. E che in campo ti fanno fare pazzie: altro che rigide tattiche, altro che freddo calcolo. Il calcio latinoamericano è passionale, caldo, imprevedibile.
Quasi sempre i giocatori provengno da famiglie poverissime, come Carlos Tevez o Diego Armando Maradona (due dei più celebri figli del Boca).

Oggi, ad esempio, l'attacco titolare del Boca era assente per infortuni vari: i tre titolari, contemporaneamente! Mancavano Palacio, Palermo e Riquelme (un altro dei nati nel Boca). Soluzione obbligata: schierare tre giovanissimi del vivaio, in una squadra già piena di neo-debuttanti. Risultato? 3-0 all'Huracan, fuori casa, con un tifo che si è scatenato come se fosse in casa e che ha portato nel giro di venti minuti ad una doppietta del giovane Gaitán (prodotto del vivaio del Boca) seguita al vantaggio siglato da Viatri (serve dire da dove viene?).
12 in campo. Per forza si vince!

"un 'uragano' di emozioni per mano dei ragazzini", fresco fresco
(nella foto l'attaccante Noir, proveniente dal vivaio)


Popolo, tifo, stadio. L'altra cosa che rende unico il Boca Juniors è il suo particolarissimo stadio, internazionalmente conosciuto come "La Bombonera". L'attuale stadio fu costruito 70 anni fa, incastonato nel pieno centro del quartiere La Boca, proprio a ridosso dei condomini e delle case di latta dipinta dei poveri abitanti. Uno stadio dalla forma strana, senza un lato (per mancanza di spazio) con gli spalti talmente inclinati e attaccati al campo di gioco da dare l'impressione di volercisi gettare a capofitto.
la Bombonera incastonata ne La Boca

E con un tifo rovente, scatenato, indiavolato come il nostro, tutti gli avversari subiscono l'impressionante effetto intimidatorio de La Bombonera (strappare un pareggio in casa al Boca è già un'impresa, figuriamoci batterlo). Il tifo, appunto: indiavolato, senza freni, senza pause. Un boato continuo che fa tremare il campo e l'intero quartiere (che, quando si gioca, si ferma totalmente come per assistere ad un importante evento religioso: ci sono stato durante una partita, è una cosa impressionante...). Un terremoto di passione, che scuote gli animi, travolge chi assiste, spinge chi indossa la maglia Oro-Blu all'attacco.

l'entrata della squadra. notare la vicinanza dei tifosi (cheer-leaders escluse, eh...) al campo
la squadra saluta i tifosi

Quattro anni fa, una rivista inglese di sport, fece un'inchiesta internazionale per decidere quale fosse il miglior spettacolo sportivo di tutto il mondo, fra tutti gli sport.
Ebbene, al primo posto, indiscusso, c'era il superclásico (derby) Boca Juniors-river plate, alla Bombonera. Non ci sono parole per descrivere cosa significa quella bolgia. Bisogna vederla.
Ora, nelle viscere della Bombonera, c'è anche il "Museo de la Pasión" Xeneize (da "zeneize" genovese, soprannome del Boca). Che attira ogni anno orde di turisti stranieri e non, curiosi di capire il segreto che si cela nello stadio più magico del mondo.

Boca, La 12, Bombonera. Una vera e propria religione. Facendo un po' il blasfemo, è quasi una seconda "santa trinità": tre manifestazioni della stessa entità.
Non solo: c'è pure il cimitero. Il Boca Juniors è la prima squadra ad aver allestito un piccolo cimitero nei pressi de La Bombonera, dove possono essere seppelliti (dietro lauto pagamento) i tifosi più accaniti....
striscione per ricordare i vecchi tifosi passati a miglior vita
"Nemmeno la morte ci separerà, dal cielo ti sosterrò"


le bare del Boca

Ecco perchè tifo Boca da quando sono nato (e forse anche prima). Ecco perché lo tiferò sempre e ovunque, anche qui in Palestina (dove ho già trovato molti bambini simpatizzanti). Ecco perché a qualsiasi ora giochi il Boca, se riesco a vedere la partita la guardo, soffro, gioisco e -come La 12- non contesto mai. In quei colori ci sono anch'io: quella maglia sono anch'io.

Ed ecco perché in America Latina parlare di calcio non è una cosa frivola: il calcio è vita, è passione, è morte, sono scontri sociali o riappacificazioni. Il calcio latinoamericano è amore, odio, esaltazione, sofferenza, godimento, terrore, poesia. E' cultura. E' fonte di ispirazione per i più grandi scrittori, poeti, artisti. Nessuno si sottrae al fascino del calcio. Nemmeno Che Guevara, Il rivoluzionario, l'idealista, l'incarnazione più pura della politica: lui, argentino, era un fiero tifoso del Rosario Central, squadra della sua città natale.

Sempre a costo di sembrare blasfemo (ma ovviamente non è questa l'intenzione!), concludo con uno dei motti dei membri de La 12:

"El fútbol
mi religión, la Bombonera mi templo, Boca mi dios"
Il calcio la mia religione, la Bombonera il mio tempio, Boca il mio dio.

Amen

io, da piccolo, in Argentina
sempre io -spaventoso, direi! :-)- in una foto di qualche anno fa

Qui Palestina, a voi Argentina...

Il mio Paese, l'Argentina, sta passando un momentaccio: mesi di conflitto fra i latifondisti del settore agricolo che protestavano per il (rozzo sì -tant'è che colpiva anche i piccoli produttori- ma giusto) tentativo del governo di aumentare le tasse alla produzione di soja (transgenica e destinata solo al mercato estero), risolti con un clamoroso voltafaccia del vicepresidente della Repubblica a favore dei latifondisti; polemiche sempre più forti per l'evidente manipolazione dei dati statistici per far sembrare più bassa un'inflazione preoccupante; dubbi sempre più insistenti sulla salute dell'economia argentina, e voci su una possibile crisi simile a quella del 2001; destra reazionaria sempre più aggressiva e forte (con minacce, pestaggi e via dicendo); via libera allo sfruttamento minerario di imprese straniere ai danni delle popolazioni locali che subiranno il saccheggio delle risorse e l'inquinamento e avvelenamento dell'ecosistema; intricato processo di ristatalizzazione dell'allora gloriosa compagnia aerea nazionale (Aerolineas Argentinas), la cui privatizzazione fu uno dei peggiori scandali degli anni '90 assieme alla privatizzazione dell'impresa nazionale di idrocarburi (YPF, ora nelle grinfie della spagnola Repsol).

Le ultime notizie riguardano i processi ai repressori, assassini e complici dell'ultima dittatura militare (1976-1983) che fu il necessario “processo di riorganizzazione nazionale” per distruggere definitivamente un modello economico basato sulla centralità dello Stato (che, nonostante tutto, funzionava; tant'è vero che per un periodo l'Argentina fu pure una delle grandi potenze economiche del pianeta...) e consegnarlo nelle mani del capitalismo straniero neo-liberista. Per fare ciò, fecero letteralmente “sparire” 30.000 persone, torturandone brutalmente migliaia con la “picana” (un saldatore con cui ci si divertiva a lanciare scariche elettriche ai detenuti) ammazzandone altrettante, rubando e trafficando i figli neonati delle prigioniere che partorivano nei campi di concentramento e tante altre belle cose. “Terroristi, comunisti”, solita scusa.
Erano studenti (anche minorenni), sindacalisti, operai, avvocati, giornalisti indipendenti e/o di sinistra, preti, suore, vescovi (legati in qualche modo alle comunità di base, alla teologia della liberazione o che semplicemente cercavano di seguire il Vangelo e quindi non stavano di sicuro dalla parte dei militari). C'erano, sì, anche militanti armati: ERP, Montoneros, JP. Una piccola minoranza che comunque non era di certo paragonabile (né per mezzi, né per crudeltà) alla repressione dei militari o degli squadroni della morte di estrema destra.
Insomma: "terroristi, comunisti" che giustificavano una "guerra interna" per difendere "gli interessi nazionali".
Assieme ai repressori e agli industriali che sostenevano gli assassini al potere, c'erano persino dei preti che assistevano alle torture, terrorizzavano i prigionieri , cercavano di convincere i familiari o gli stessi prigionieri a "cantare" consolavano quei rari militari che ogni tanto cedevano, convincendoli che era necessario che torturassero e ammazzassero. No, non sono balle: è tutto documentato e provato.

Dopo 30 anni ci sono dei processi, finalmente, ma in questi 30 anni quei repressori, assassini e complici vari sono rimasti a piede libero e non solo: hanno mantenuto i loro posti, sono stati promossi, hanno continuato a decidere la direzione politica ed economica del paese. Con quali risultati? La famosa crisi del 2001 parla per me.

Due giorni fa, due di questi grandissimi bastardi sono stati condannati all'ergastolo. Magra consolazione, se poi ci aggiungiamo che sconteranno la pena agli arresti domiciliari nelle loro lussuose ville.

Un celebre giornalista argentino, Osvaldo Bayer (storiografo anarchico, esiliato nel '74 e sceneggiatore del film “La Patagonia Rebelde” vincitore dell'Orso d'Argento al festival del cinema di Berlino, che parla dei veri fatti accaduti negli anni '20 quando l'esercito argentino soffocò nel sangue gli scioperi dei lavoratori agricoli), che ho la fortuna di conoscere di persona e di cui posso anche vantare l'amicizia, ha scritto un articolo per il quotidiano argentino “Página/12”. E' titolato “le lacrime di Bussi”, uno dei condannati appunto, e ho deciso di tradurlo perchè alcuni passaggi mi sembrano validi anche per l'odierna situazione palestinese...


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Le Lacrime di Bussi

di Osvaldo Bayer

Da Bonn, Germania

Ancora lo stesso. O peggio. Se uno non fosse pessimista, lo diventerebbe. Basta leggere le ultime statistiche, gli ultimi studi, per domandarci per l'ennesima volta: in che mondo viviamo?

Ma basta con i prolegomeni. Andiamo ai fatti. La Banca Mondiale l'ha appena detto: un quarto della popolazione mondiale vive sotto la soglia della povertà. E il progresso? Qual è il progresso? E chi è povero? Per fare questa statistica l'organizzazione qualifica come povero chi guadagna meno di 1,25 dollari al giorno. Nell'Africa subsahariana, la metà della popolazione vive in condizioni di estrema povertà. D'altra parte, 850 milioni di esseri umani non sanno di cosa si ciberanno il giorno seguente. La metà sono bambini.

Saltiamo da quell'Africa alla Germania, uno dei paesi meglio organizzati economicamente al mondo. Certo, secondo il punto di vista di ciò che si intende per organizzazione. Uno studio sulla situazione economica dal 2004 fino ai primi sei mesi del 2008, realizzato dalla Fondazione Hans-Böckler, lo dice con queste parole: “L'impulso economico ha sorpassato i salariati, i pensionati e i poveri. I salari reali netti in questi due anni si sono visti ridurre del 3,5%. In cambio, i profitti delle imprese e dei suoi direttivi hanno avuto una “vera esplosione” (testuale). Sono passati nello stesso periodo dal 21,8 al 26.3%.

Da queste cifre passiamo agli Stati Uniti. Andiamo alle statistiche ufficiali che ha appena pubblicato il Washington Post. Secondo le stesse, “il tetto della povertà ufficiale per una famiglia di quattro membri è stato fissato a 21.203 dollari all'anno. Il numero di statunitensi che vivono sotto questa soglia di povertà è creciuto passando da 36.5 milioni di persone nel 2006 a 37.3 milioni nel 2007.

Un altro studio ufficiale, dell'Organizzazione Mondiale della Salute, pone il seguente esempio patetico che ci fa porre questa domanda: viviamo in un mondo razionale? Si segnala il caso della città scozzese di Glasgow, tipico Primo Mondo. Si è constatato che un bambino del quartiere povero di Calton ha una speranza di vita di 28 anni più bassa rispetto ad un altro del quartire aristocratico di Lenzie. E partendo dall'esempio incredibile di quei quartieri britannici, comincia ad analizzare il problema dei “paesi in via di sviluppo” come gentilmente li si definisce. Basta un caso esemplare: in Nigeria, un bambino su quattro muore entro i primi cinque anni di vita. In cambio, nei paesi del Primo Mondo, nei primi cinque anni di vita muore un bambino su 150. “La biologia non riesce a spiegarlo” dice l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma ci riesce la povertà, lo sfruttamento, la mancanza di mezzi, aggiungiamo. E qualcosa più incredibile ma vera, da ripetere: “I bambini di madri boliviane analfabete hanno un rischio di morire del 10%; quelli di madri istruite, hanno un rischio di morire dello 0,4%”.

Queste cifre dovrebbero essere insegnate in tutte le scuole del mondo e i mezzi di comunicazione dovrebbero informare e promuovere quotidianamente dibattiti su questi temi. Gli esseri umani, da bambini, dovrebbero imparare che questi problemi esistono e che la ricerca di una soluzione deve essere il fondamento dell'esistenza. Non risolverlo è cinismo e perversione.

Ma lo stesso giornale in cui leggo questi rapporti consegna una cartolina lussuosamente stampata che invita a conoscere i nuovi hotel di incredibile lusso che sono stati eretti nelle spiagge di Dubai, l'emirato arabo del petrolio. Tutto è di un lusso indescrivibile -che viene descritto con talento pubblicitario- e che è dedicato ovviamente a direttivi di grandi imprese mondiali e a tutti quelli che dispongono di molti soldi. In quest'anno si sono già inaugurati otto hotel di categoria feudale e molto presto altri dieci, tutti, ovviamente, cinque stelle. Si promette uno “Shopping Heigh light” in un “vero paradiso del comprare”. E' un linguaggio con saliva grata come in questa frase: “Chi ami l'individuale e vi speciale importanza alle boutiques personali, lui sì che raggiungerà il piacere totale a Dubai. Lì troverà la moda nobile e quella stravagante e una quantità enorme di accessori eccezionali” E dopo questo, i ristoranti con pietanze dagli “esotici aromi”. Tutto è di un lusso sopraffino e audace. “Shopping, suks e cultura”. Una trilogia che si converte nell'ultima pagina di “Sport, spiagge e wellness”.

Ecco. Per qualche motivo la giustizia argentina ha condannato il più bestiale e inferiore degli assassini pubblici, il nostro generale Bussi, all'ergastolo nel suo “country” (villa, n.d.t.). Restiamo nel tono.

Poco a poco le bellezze naturali e i tesori culturali si chiudono sempre più affinché vi arrivino quelli che possono e lo meritino in questa società. Nonostante si alzino i popoli con la loro infinita protesta. Nella stessa Argentina, arrivano gli hotel cinque stelle di fronte alle Cascate dell'Iguazú con vista diretta, affinché la gente del pro non debba disturbarsi. O la Quebrada de Humahuaca, quello scenario incredibile della nobiltà del passato e dell'autoctono, oggi depredato dall'avidità dell' “investimento” che distrugge solo per produrre soldi, soldi, soldi. Tutto si compra e si umiliano quelli che hanno vissuto secoli in quel silenzio e in quella nobiltà del restare e non del voler essere, come diceva il nostro gran antropologo Kusch quando confrontava le culture originali cone la cosiddetta “civilizzazione”.

O lo stupendo lago Posadas, nell'amata Patagonia, quel paesaggio che si vuole comprare per cercare profitti nonostante si avvelini tutto con il desiderio dell'avarizia. Come dice la gente che vive da secoli in quei paesaggi, improvvisamente arrivano con un foglietto firmato e dicono che appartiene loro tutto. Cercano l'oro, come i primi conquistatori. E per questo hanno un foglietto firmato dalle rispettive “autorità”.

Vado nella mia biblioteca e lo trovo. Sorrido. Lì, in un quadernino, ho i sogni di un socialista libertario. Alexander Berkman, un pensatore incredibile, un maestro della bontà e del dibattito, così tanto perseguitato e sempre così tanto attuale. Descrive la realtà con una sapienza più vigente che mai:

Supponiamo che tu e io e un gruppo di persone siamo vittime di un naufragio ma riusciamo ad arrivare ad un'isola ricca di ogni tipo di frutti. Ovviamente dobbiamo lavorare per raccogliere il cibo. Ma supponiamo che improvvisamente uno di noi dica che tutta l'isola gli appartenga e che nessuno di noi ha diritto nemmeno ad un boccone senza prima pagargli un tributo. Noi resteremmo perplessi, no? E scoppieremmo a ridere a crepapelle per tale stupida arroganza. Ma se costui avesse continuato a disturbare lo avremmo buttato al mare con tutta la giustizia. Supponiamo di più: che noi e i nostri antenati abbiamo coltivato l'isola e prodotto tutto ciò di cui avevamo bisogno. E improvvisamente arriva qualcuno che dichiara di essere proprietario di tutto. Cosa gli risponderemmo? Credo che nemmeno gli presteremmo attenzione. Gli diremmo che dovrebbe condividere con noi il lavoro per vivere lì. Ma supponiamo che costui insista col suo 'diritto di proprietà ” e ci mostri un foglio firmato da qualcuno sostenendo che tutto gli appartiene. Noi gli risponderemmo che è pazzo. Ma se lui avesse un governo come sostegno, vi ricorrerebbe per 'proteggere il suo diritto'. E allora, il governo invierebbe polizia e militari, che ci caccerebbe per difendere così 'diritto alla proprietà'. E diventerebbe in aeternum il 'proprietario legale'”.

Proprio così, Berkman ci descrive ciò che è successo nella storia dell'umanità. Come devono saperlo i popoli originari quando arrivarono i conquistadores con la croce sulle spalle!

In Argentina abbiamo nella nostra storia centinaia di casi. Il divenire patagonico forse è il caso più emblematico. E pochi giorni fa, in varie manifestazioni, si è cercato di non dimenticare quella storia della spoliazione e del cosiddetto “diritto di proprietà”. Si è compiuto il centenario de “La Anónima”, impresa fondata proprio cent'anni fa da Mauricio Braun e José Menéndez, padroni della terra, delle pecore, dello sfruttamento del rame, di finanziarie, delle comunicazioni navali e tutto il loro indotto. Epoca dei “liberali positivisti”. Il “diritto” alla proprietà. Nella cerimonia del centenario, nel locale del supermercato degli eredi dei citati Braun e Menéndez di Puerto Madryn, i cittadini hanno organizzato una manifestazione alla quale ha parlato lo scrittore patagonico Jorge Espíndola e hanno consegnato cento orecchie di gesso per ricordare il genocidio che i “proprietari” hanno compiuto contro i popoli originari del sud. I padroni di tutto pagavano ai cosiddetti “cacciatori di indios” una sterlina per ogni paio di orecchie1 di quegli esseri umani originari di quelle terre. Tutto un simbolo. Inoltre, i muralisti Chelo Candia e Román Cura hanno realizzato un dipinto murale di protesta in una parete inutilizzata, che però è stato prontamente coperto da “sconosciuti”.

Bambini affamati. Violenza nelle strade. Guerra in ogni angolo. Ricchezza smisurata e povertà umiliante. Un costante degrado. Ci resta soltanto piangere il nostro cinismo come Bussi, o immaginare un mondo come lo pensava Alexander Berkman, un'isola piena di futti per tutti?

Sì, lo riconosco, anche l'ingenuità esiste. Perché no? Anche se cominciassimo col dipigere un murales a Puerto Madryn e ce lo cancellino immediatamente. Accettare un mondo così è trattare di consolare le lacrime di Bussi.


1 Oscar Payaguala, un cantautore patagonico di origini Aonik'enk (uno dei popoli quasi sterminati a fine '800, conosciuti anche come Tehuelche), in una sua canzone accusa: “perché avete voluto tante orecchie, se non sapete ascoltare?”...

28 agosto 2008

In una terra disperata, almeno il calcio...


Rodrigo Palacio J.R. Riquelme

Almeno il calcio rallegra i cuori. O meglio, il cuore. Il mio...
Il Boca Juniors conquista il suo 18° trofeo internazionale, la Recopa Sudamericana (che si disputa tra i vincitori della Copa Libertadores de América e la Copa Sudamericana. Insomma, l'equivalente sudamericano della Super Coppa Europea) ridiventando -col Milan- la squadra più titolata al Mondo.
¡OTRA! ¡OTRA COPA BOCA!

Partita finita 2-2 con l'Arsenal de Sarandí alla Bombonera, dopo il 3-1 a nostro favore all'andata. In gol per il Boca: Rodrigo "La Joya" Palacio e la medaglia d'oro olimpica Juan Roman Riquelme, su punizione magistrale.

Titolo dedicato ovviamente a Martín "el Loco" Palermo dopo il grave infortunio al ginocchio. E, col solito sarcasmo, agli eterni nemici pennuti del riv*r plate...

(qui sotto metto uno dei tantissimi manifesti di scherno che molto spesso invadono Buenos Aires. Purtroppo per loro, raramente succede il contrario...)


("una tradizione argentina: Asado, Mate, Tango -e sullo sfondo uno scorcio del quartiere de La Boca-, Boca 1 river 0")

il piú fresco, dedicato a Palermo (e alle galline, ormai solo pulcini, del riv*r plate)

24 agosto 2008

Altro podio argentino


Stavolta nel basket maschile. Purtroppo gli Stati Uniti ci hanno spazzato via (nonostante la tenace resistenza) nelle semifinali. Contro la Lituania abbiamo giocato bene, purtroppo senza Manu Ginóbili, ma abbiamo vinto il bronzo! Bravissimi i nostri Scola, Nocioni e Delfino (che, insieme a Ginóbili, militano nella NBA).

Si conclude un'era spettacolare per il basket argentino (per l'età di molti giocatori) il cui apogeo è stato 4 anni fa con la medaglia d'oro ad Atene, dopo aver battuto anche gli Stati Uniti (e averli battuti pure nel mondiale in casa loro!).

Chissà che alle prossime olimpiadi ci sia il rugby, dove i nostri gloriosi Pumas sicuramente avranno qualche cosa da dire! ;-)

¡Gracias muchachos!

23 agosto 2008

FOTOGALERIA


Capitan J. R. Riquelme con medaglia d`oro e bandiera

la "generazione dorata" , la "Pulga" Messi e "Kun" Agüero

E` finita: Argentina medaglia d`oro!

Maradona saluta Ronaldinho, con la medaglia di bronzo. Due mostri sacri...

Argentina di nuovo sul Podio nel gradino piu` alto
I due capitani e numeri "10" , Riquelme e Ronaldinho, scherzano alla premiazione
(ve l`ho detto... toglieteci il pallone e coi brasiliani siamo amici!!!)



Il futuro del calcio internazionale:

LIONEL MESSI


mi dispiace solo che non ci fosse l`altro idolo del calcio argentino, Carlitos Tevez,
trascinatore della nazionale olimpica nel 2004!


Doppia vendetta! :-)

Il gol di Di Maria e la sua esultanza


Dopo una gara estenuante contro un rivale difficilissimo (una poderosa Nigeria), la nazionale olimpica Argentina di calcio conquista nuovamente l'oro!

Di nuovo decisivi Messi (una furia a centro campo) e il nuovo talento Di Maria che, proprio grazie ad una favolosa giocata di Messi, segna di pallonetto l`unico sudato gol argentino.

Curiosita`: per ben due volte, la gara e` stata fermata su richiesta dei due capitani (Riquelme e Promise). Motivo: il caldo asfissiante e l`afa, accentuati dal sole a picco di mezzogiorno, che impedivano di giocare. Ma sti cinesi, come cacchio le organizzano le cose? Si vede che a calcio sono proprio dei brocchi... Non ho mai visto nessuno giocare a mezzogiorno in estate... Comunque, di fatto si e` dato vita al primo precedente storico di un "time-out" nel calcio.


Purtroppo non ci e` andata bene nel basket: abbiamo perso la nostra punta di diamante, Manu Ginobili, dopo neanche 6` nella semifinale contro il "Redeem Team" statunitense. Che ci ha liquidato 101-81. Abbiamo fatto la nostra partita ma gia` era difficile tener loro testa, senza Ginobili era un`impresa disperata. Ora ci giochiamo il bronzo contro la Lituania (altra superpotenza mondiale).



Finora le olimpiadi ci hanno dato 5 medaglie:

oro nel ciclismo
oro nel calcio maschile
bronzo nella vela
bronzo nel judo femminile
bronzo nel hockey su prato femminile (anche se si puntava all`oro)

Non molto, e` vero, ma pur sempre qualche cosa, visto che di solito si vince anche meno!


VAMOS ARGENTINA!!!

21 agosto 2008

Argentini in Israele

Nei primi post dicevo che sicuramente ci sono un sacco di argentini in Israele. Durante la mia prima visita a Gerusalemme ebbi la mia prima conferma, conoscendo un buttafuori originario di Buenos Aires ma in Israele da decenni. Mi impressiono` quella frase, "La Patagonia es nuestra", di cui ancora adesso mi domando il significato.

Pochi giorni fa, invece, e` stato Massimo a dirmi di un secondo argentino conosciuto lungo la strada tra Gerusalemem e Jenin. Si trattava di un giovane soldato israeliano che faceva servizio al check point. Non gliene fregava nulla di Israele ne` del conflitto, voleva solo ottenere la cittadinanza israeliana e poi andarsi a fare un giro per l`Europa appena finito il servizio militare obbligatorio.

E oggi il terzo. Anche di questo, come il precedente, ho saputo indirettamente l`esistenza. Stavolta, pero`, e` stato il quotidiano italiano "La Repubblica" a farmelo conoscere. Cos`avra` mai di cosi interessante? Solo che si e` fatto piu di 30.000 km a cavallo. Ed e` arrivato in questi giorni a Gerusalemme, avvolto in una bandiera bianco-celeste col "Sole di Maggio", e in groppa al cavallo. Ecco il filmato:

http://tv.repubblica.it/copertina/giro-del-mondo-a-cavallo/23231?video&ref=hpmm

19 agosto 2008

Galeria de Fotos

Messi abbraccia l'amico Ronaldinho
(come vi dicevo, senza palloni tra i piedi, argentini e brasiliani si vogliono bene!)

Riquelme

appunto: senza palloni tra i piedi! Ronaldinho e Messi lottano per la palla

Agüero, Riquelme, Messi


P.s.: mi sa che innavertitamente ho cancellato un commento fatto al post (scritto prima della modifica). Era di un ragazzo dal Portogallo! Wow!! obrigado!!!

¡¡¡VAMOS ARGENTINAAAAAAA!!!





¡GRANDE ARGENTINA! ¡¡¡ALBICELESTE TRIUNFA!!!

Una dolce, dolcissima vendetta attesa da un anno si è appena compiuta. Dopo la beffa di una Copa América soffiataci quando era ormai meritatamente nelle nostre mani, ora ritorniamo a godere dei fasti del calcio.

L'ennesima battaglia nell'eterna guerra calcistica fra due giganti del calcio latinoamericano e mondiale, stavolta ci vede sorridere. Anzi: ridere e gioire. E ballare. La samba brasiliana sparisce: entrano di prepotenza Zamba e Tango argentini!!!


ARGENTINA 3 - BRASILE 0


doppietta di Sergio "Kun" Agüero e rigore di J.R. Riquelme. Magica Argentina, padrona assoluta della sfera e del campo. Messi eccezionale, magico, un genio in continua crescita che ha trascinato
con classe e rabbia. Buona prestazione anche di Mascherano (ormai uno dei n° 5 migliori al mondo), Gago, Monzón (due gioiellini usciti dai vivai del Boca Juniors) e soprattutto della giovane rivelazione Di María, letale sulla fascia. Un po' sotto tono il neo-capitano Riquelme. Stranamente impreciso Agüero (nonostante i 2 gol segnati), forse perché si sentiva osservato dal suocero (ebbene sì, il suocero è nientepopòdimeno che Diego Armando Maradona!). Bravo Romero, portiere riserva dello sfortunato Ustari. Bravo anche l'allenatore, "Checho" Batista (ex campione del mondo nell '86).

Brasile schiantato, bloccato, zittito, stordito. Addirittura 2 espulsi sul finale, per inutili falli da perdenti su Mascherano. Nulla hanno potuto i vari Ronaldinho, Pato, Sobis, Rafinha e Diego contro un'Argentina aggressiva, veloce, precisa, pulita, fredda e implacabile (peccato solo che Agüero si sia mangiato una valanga di goal e che alla fine non abbiamo voluto umiliarli -signori e padroni assoluti che si permettono pure il lusso di non castigare!- sennò finiva almeno 5-0).
Brasile a casa, probabilmente per Dunga è finita qui la sua esperienza come ct della Amarelha. "O l'oro o niente" aveva detto. Niente, Dunga. L'oro ce lo giochiamo noi! ciao ciao! (credo che anche i tifosi brasiliani sperano che se ne vada presto).



E ora in finale sotto con la Nigeria. Come andrà? Non m'interessa (anche se potrebbe essere la 2° vendetta consecutiva, stavolta per l'oro olimpico perso nel 1996 proprio contro la Nigeria). Se ripetiamo il magico oro di Atene (dove c'era una splendida e spietata Argentina guidata dalla potenza incontrollabile di Carlos Tévez) tanto meglio. Altrimenti pazienza: ciò che contava era vendicarci col Brasile... E ricominciare a far vedere chi è che comanda in fatto di calcio in America latina.


P.s.: se fosse solo per il calcio, l'unità latinoamericana non si farebbe mai! Per fortuna, fuori dallo stadio e senza palloni tra i piedi, argentini e brasiliani si vogliono anche bene!